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Il Profeta
di Jacques Audiard con Niels Arestrup, Gilles Cohen, Adel Bencherif, Tahar Rahim. Francia, italia 2009. Durata 154’.
Malik El Djebena ha 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione. Entra con poco o nulla, una banconota ripiegata su se stessa e dei vestiti troppo usurati, che a detta delle guardie non vale la pena di conservare. Quando esce ha un impero e tre macchine pronte a scortare i suoi primi passi. In mezzo c’è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l’omicidio come rito d’iniziazione, l’ampliarsi delle conoscenze e dei traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono velocità. Ciò avviene all’interno di una prigione, il cinema lo ha già raccontato altrove meglio che qui, per non parlare di come nasce un padrino. Quello che fa Audiard, nel suo film, è prendere il genere per mostrarsi infedele, instaurare con esso un doppio gioco, come fa Malik con il boss corso, stare apparentemente nelle regole ma prendersi la libertà di raccontare anche molto altro. La critica di Audiard alla mala educazione del sistema carcerario è evidente, talvolta aspra, talvolta sarcastica (le uscite per “buona condotta”), ma non è tramite la parola che si esprime: la sua lingua è quella della regia, di cui è interprete sicuro e abile.
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L'uomo nell'ombra
di Roman Polanski con Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, James Belushi. Usa, Germania, Francia 2010. Durata 131’.
L'ex primo ministro britannico Adam Lang vive su un'isola negli Stati Uniti con la moglie, la segretaria e le guardie del corpo. Viene raggiunto da un ghost writer incaricato di rivedere da cima a fondo la sua autobiografia. Lo scrittore va a sostituire il precedente ghost writer che è morto cadendo da un traghetto in circostanze misteriose. In breve tempo lo scrittore comprende di essersi accollato un'impresa scottante e non solo sul piano letterario. Lang viene infatti accusato di avere, nel corso del suo mandato, consentito la tortura di prigionieri sospettati di terrorismo e di avere inconfessati legami con la Cia. Roman Polanski potrebbe, a buon diritto, farsi aggiungere il nome di Alfred dopo questo suo thriller che si rifà al grande Hitchcock con una consapevolezza della classicità che pochi possono vantare senza scadere nel rifacimento privo di originalità. Il regista ha sempre privilegiato nel suo cinema l‘ambiguità del vivere: approda ora al thriller con risvolti spionistici grazie a un romanzo che rispetta profondamente e a un Ewan McGregor che è perfetto nei panni dell'uomo qualunque costretto a destreggiarsi in una trama (letteraria, di rapporti gerarchici, politici e sentimentali) che rischia ad ogni passo di travolgerlo con le sue parziali rivelazioni.
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Robin Hood
di Ridley Scott con Russell Crowe, Cate Blanchett, William Hurt, Mark Strong, Mark Addy. USA, Gran Bretagna 2010. Durata 148’.
L'ultima versione di uno dei miti più riproposti al cinema prevedeva inizialmente l'impiego di Crowe nel doppio ruolo di Robin Hood e dello sceriffo di Nottingham. Questo perché Scott aveva in mente di porre al centro dell'attenzione la figura dello sceriffo e dargli quella ribalta che spesso si è visto negare dalla preponderante figura del conte di Locksley. Il titolo di lavorazione era infatti Nottingham e Scott desiderava andare a scandagliare la personalità spesso in ombra e ridotta alla semplificazione di un personaggio piatto. Crowe si è detto estremamente interessato a interpretare questo eroe della letteratura inglese e ha letto più di venti diverse interpretazioni letterarie di Robin Hood, spinto soprattutto dal classico motivo di fascino che incarna l'arciere inglese: togliere ai ricchi per dare ai poveri!
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Cosa voglio di più
di Silvio Soldini con Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo, Monica Nappo. Italia, Svizzera 2010. Durata 126’.
Anna ha una vita come tante altre. Ha un buon lavoro in cui è apprezzata e ha un compagno da qualche anno, Alessio, che l’ama e con cui conduce un menage tranquillo al punto di poter accarezzare l’idea di smettere di prendere la pillola e avere un figlio. Un giorno però a una festa incontra un cameriere, Domenico. Lo rivede perché è venuto a recuperare un coltello dimenticato e da quel momento per entrambi il desiderio non è più contenibile. Domenico è sposato e ha due figli piccoli. Non c’è un posto in cui i due possano incontrarsi liberamente e allora la scelta obbligata diventa il motel. Per due ore, la sera del mercoledì quando lui dovrebbe essere in piscina per un corso da subacqueo. Fare equilibrio tra passione e vita di tutti i giorni non è però un’impresa facile. Silvio Soldini torna ad affrontare il tema delle relazioni uomo-donna con coerenza. Quello del regista è uno sguardo in ricerca e il suo cinema si rivela, come un sismografo dei sentimenti, capace di registrare le scosse dirompenti così come i più piccoli sussulti, magari provocati da un rumore fuori campo. Perché fare del bene a se stessi, come Anna e Domenico vorrebbero, senza fare del male agli altri (ciò che si desidererebbe restasse fuori campo) è una delle imprese più difficili da compiere.
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Iron Man 2
di Jon Favreau con Robert Downey Jr., Don Cheadle, Gwyneth Paltrow, Mickey Rourke, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson. USA 2010. Durata 117’.
Iron Man è diventato un eroe pubblico alla fine del primo episodio e non ha più un'identità segreta; l'esercito vuole coinvolgerlo nelle sue truppe ma Tony Stark rifiuta di condividere i fini militari e a questo punto entra in scena Whiplash, interpretato da Rourke, per sfidarlo. Il regista Jon Favreau sottolinea come girare il secondo episodio sia più facile rispetto all’esordio; infatti lo spettatore conosce già l’ambientazione, il tono della storia e le regole, non resta quindi che divertirsi! Oltre alla coppia confermata da Robert Downey Jr. e Gwyneth Paltrow, si aggiungono al cast Scarlett Johansson e Mickey Rourke. Oltre alla maggiore fisicità, Favreau entra nell’anima di Tony Stark per cercare di capire come si senta l’uomo dentro l’armatura e come reagisca alla difficoltà della sua posizione. Il contesto in cui torna Tony Stark vede gli effetti di una grave crisi energetica globale e lo porta a scrutare a fondo il suo passato, in particolar modo la figura del padre, il cui trascorso non è certamente cristallino..
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Matrimoni e altri disastri
di Nina Di Majo. Con Margherita Buy, Fabio Volo, Luciana Littizzetto, Francesca Inaudi, Marisa Berenson.
Italia 2010. Durata 102’.
Nanà è la primogenita di una ricca famiglia fiorentina e, al contrario della sorella, non è mai stata fortunata con gli uomini. Dapprima un'adolescenza da bruttina studiosa e poi un lungo rapporto culminato con la presa dei voti da parte del partner. Ora è una cinquantenne insoddisfatta. E come se non bastasse l'insoddisfazione di una vita priva d'amore (e di sesso, come non manca di ricordargli il suo pc), adesso dovrà anche organizzare il matrimonio della sorella minore, carina e spigliata, con un uomo che già le sta poco simpatico ma che ha conquistato tutta la famiglia. I giorni che la separano dalla cerimonia saranno un'unica lunga presa di coscienza. Più gli eventi sembrano pretesti per una gag o l'ennesimo incidente diplomatico (ma anche fisico) della protagonista, più emerge dall'altro canto un mood autentico. Come in un film di Virzì (e non sembra un caso che alla sceneggiatura ci sia Francesco Bruni) la protagonista diventa il collettore delle infelicità e dei problemi altrui, benchè tra tutti i personaggi presentati sia quella che più avrebbe da lamentarsi.
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Agorà
di Alejandro Amenábar con Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom. Spagna 2009. Durata 128’.
Alessandria d'Egitto. Seconda metà del IV secolo dopo Cristo. La città in cui convivono cristiani, pagani ed ebrei è anche un vivo centro di ricerca scientifica. Vi spicca, per acume e spirito di indagine, la giovane Ipazia, figlia del filosofo e geometra Teone. Ipazia tiene anche una scuola in cui l'allievo Oreste cerca di attirare la sua attenzione. C'è però anche un giovane schiavo, Davus, attratto dalla sua bellezza e dalla sua cultura. Col trascorrere degli anni la tensione tra gli aderenti alle diverse religioni diviene sempre più palese e finisce col divampare vedendo il prevalere dei cristiani i quali godono ormai della compiacenza di Roma (anche se non di quella di Oreste divenuto prefetto). Guidati dal vescovo Cirillo e avvalendosi del braccio armato costituito dai fanatici monaci parabalani, i cristiani riescono ad annullare la presenza delle altre forme di religione e intendono regolare i conti con il pensiero che oggi definiremmo 'laico' di Ipazia. Il film di Alejandro Amenàbar è un raro esempio di film spettacolare e lontano dall’essere un prodotto hollywoodiano. Ipazia è interpretata dall'inglese Rachel Weisz, figlia di genitori austro-ungheresi, e la produzione è quasi totalmente spagnola. Amenàbar realizza una «falsa biografia» di un'eroina sulla cui vita ben poco sappiamo. Più che di Ipazia, Agorà parla di un'epoca in cui le religioni si combattono con violenza per assicurarsi il dominio sulle menti dei semplici.
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Departures
di Yojiro Takita con Masahiro Motoki, Ryoko Hirosue, Tsutomu Yamazaki, Kazuko Yoshiyuki, Takashi Sasano. Giappone, 2008. Durata 130’.
Dopo lo scioglimento dell'orchestra, il violoncellista Daigo (Motoki Masahiro) rimane senza lavoro e decide di ritornare al paese d'origine. Assieme alla moglie Mika (Hirosue Ryoko), docile e mansueta come poche, si trasferisce nella sua vecchia casa in campagna alle porte di Yamagata. Qui comincia a cercare lavoro e si imbatte in un annuncio interessante, raggiunge l'agenzia e scopre che i viaggi dell'inserzione non sono vacanze alle Maldive ma dipartite nel mondo dell'aldilà. Titubante all'inizio, si lascia convincere dagli insegnamenti del capo, il becchino Sasaki (Yamazaki Tsutomu), e ritrova il sorriso perso da tempo. Quando la moglie scopre l'identità del suo nuovo mestiere, scappa di casa e lo abbandona solo in paese, dove in molti cominciano a snobbarlo. Ma il destino sta nuovamente per sorprenderlo, costringendolo a fare i conti con il passato, la morte della madre e l'allontanamento precoce del padre, fuggito chissà dove e mai più rivisto. L'espressività del volto di Daigo, arrabbiato, sereno, disgustato e perplesso, racconta allo spettatore le fasi di accettazione della fine, intesa come corrispondenza di arrivo e partenza. Malgrado poi la sceneggiatura scelga di sottolineare i passaggi con simbolismi semplici, un po' troppo esplicativi e chiarificatori, come la pietra regalata dal genitore che ritorna puntualmente ad ogni risoluzione di conflitti (tra padre e figlio, tra moglie e marito), il film ci accompagna per mano in un viaggio fatto di dignità e rispetto. Senza virtuosismi di macchina o eccessi estetizzanti, ci lascia, alla fine, con una conquista in più, raccontandoci emozioni e sentimenti a misura d'uomo.
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Fantastic Mr. Fox
Regia di Wes Anderson. Film d’animazione. USA, Gran Bretagna, 2009. Durata 88’.
Il signor e la Signora Fox vivono pacifici col figlioletto Ash e il nipotino Kristofferson, loro ospite, dentro un grande albero in cima alla collina che fronteggia gli stabilimenti dei più cattivi contadini della zona: Boggis, Bunce e Bean. Ma la natura selvatica del signor Fox gli impedisce di trovare soddisfazione come giornalista e lo spinge a cercare di far fessi i tre uomini e a saccheggiare i loro depositi. La vendetta è veloce e spietata e mette a repentaglio non solo la sua amata famiglia ma tutti gli animali del sottosuolo. Mr Fox dovrà elaborare dunque un nuovo e geniale piano per trarre tutti d'impaccio. Il signor Volpe, il protagonista del primo lungometraggio d'animazione di Wes Anderson, è elegante, intraprendente, selvatico. Un intelligente e vanitoso americano (la voce originale e l'ispirazione di fondo sono quelle di George Clooney) che di quando in quando parla francese e da solo è capace di rivoluzionare come nessun altro lo statico quadro della campagna inglese.
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Prince of Persia – Le Sabbie del Tempo
di Mike Newell con Jake Gyllenhaal, Ben Kingsley, Gemma Arterton, Alfred Molina. USA 2010. Durata 127’.
Nei territori dell'antica Persia, il piccolo Dastan è un orfano che viene sorpreso dalle guardie imperiali a rubare una mela al mercato. Presente alla scena, il re Sharaman nota con ammirazione il coraggio e l'incredibile destrezza del ragazzo, decidendo così di risparmiargli la mano e di accoglierlo a palazzo. Sedici anni dopo, Dastan viene considerato un nobile principe di Persia assieme ai due diretti discendenti del re, Tus e Garsiv, anche se le sue abitudini restano quelle di un ragazzo del popolo. Quando lo zio Nizam annuncia che nella città santa di Alamut vengono nascoste armi per i nemici della Persia, i tre principi conducono un attacco alla città e la espugnano. La principessa di Alamut, la bella Tamina, respinge le accuse dell'esercito invasore, ma le sue maggiori preoccupazioni sono rivolte verso un pugnale dal manico in vetro sottratto durante la battaglia dal giovane principe. Disney e Bruckheimer lanciano un nuovo possibile franchise che attinge in parti uguali dal romanticismo delle avventure esotiche, dal mondo dei videogiochi e dai loro stessi patrimoni. Mike Newell spinge al massimo le dinamiche e gioca sul continuo incalzare delle azioni. La prevalenza di piani stretti, il montaggio ipercinetico, perfino le schermaglie amorose di Dastan e Tamina fra una sequenza d'azione e l'altra: tutto è finalizzato a mantenere il fiato corto e a tenere alte le soglie dei sensi.
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Scontro tra Titani
di Louis Leterrier con Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Mads Mikkelsen. Usa, Gran Bretagna 2010. Durata 106’.
Nato da una delle molte scappatelle di Zeus con una mortale e cresciuto da un'umile famiglia di pescatori, Perseo è un vero eroe che sogna di sovvertire l'ordine naturale delle cose andando a combattere gli dei stessi. Siccome non è l'unico mortale a pensarla così, il padre degli dei, aizzato dal fratello Ade che intanto trama contro di lui, decide di ricordare agli umani il suo potere liberando la più grande delle piaghe prese in prestito dalla mitologia nordica: il Kraken. L'unico modo per evitare che la creatura degli abissi distrugga la città di Argo è sacrificare Andromeda, figlia del re, che la stessa madre ha definito "Più bella di Afrodite". Perseo però non ci sta e unitosi ai valorosi guerrieri di Argo vuole trovare un modo di sconfiggere il mostro. Scontro tra Titani, rivisitazione del film di Desmond Davis del 1981, può innescare il rilancio del kolossal, un filone glorioso che sembrava estinto. Per il ruolo di Perseo è stato scelto l’australiano Sam Worthington, reduce da «Avatar», capace di dare all'eroe mitologico un piglio duro e violento. Louis Le Terrier sa il fatto suo per gestire le canoniche scene colossali e battaglie spettacolari. Eccezionale l’utilizzo di strabilianti effetti speciali.
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Chloe - Tra seduzione e inganno
di Atom Egoyan con Julianne Moore, Liam Neeson, Amanda Seyfried, Max Thieriot, R.H. Thomson. USA, Canada, Francia, 2009. Durata 96'
Catherine è inquieta. Ginecologa di successo, madre di un adolescente e moglie di un professore, è convinta che l'aereo perso dal marito dissimuli un tradimento. David da parte sua incrementa la gelosia della moglie, incoraggiando con sguardi e ammiccamenti studentesse, cameriere, assistenti. Ossessionata e sospettosa Catherine assolda e retribuisce una giovane escort per sedurre il marito e avere i dettagli di un suo potenziale adulterio. Chloe, spregiudicata nei gesti e abile con le parole, avvia il gioco, approcciando David in un caffè e riferendo a Catherine particolari erotici della consumata infedeltà. Tra incertezze e rivalità, desideri e attrazioni niente è come appare e niente andrà come previsto. Il cuore pulsante di Chloe è Julianne Moore, espressione massima di garbo e grazia, eleganza e sofisticazione, risvegliata dal torpore dei sentimenti dalla ninfetta bionda e splendente di Amanda Seyfried. Tra il corpo musicale di Chloe e i sensi inattivi di Catherine si "accomoda" il marito inafferrabile di Liam Neeson, capace di (ac)cogliere il (ritrovato) dinamismo emozionale della compagna e di ricongiungersi a lei dentro un dolce domani.
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È complicato
di Nancy Meyers con Meryl Streep, Steve Martin, Alec Baldwin, John Krasinski. USA 2009. Durata 120'
Jane e Jake Adler hanno tre figli ormai grandi e sono divorziati da dieci anni. Lei gestisce con successo una caffetteria a Santa Barbara, lui prova a gestire la nuova moglie, di venticinque anni più giovane e il capriccioso figlio di lei. La trasferta a New York per il diploma di uno dei loro figli, riunisce Jane e Jake sotto le lenzuola e dà inizio ad una complicata relazione extraconiugale tra gli ex-coniugi, proprio quando Adam, un architetto neodivorziato, si sta teneramente affacciando nella vita da single di Jane. C'è qualcosa di bello e di vero in questo film della Meyers, che posiziona il dolore nell'antefatto, e dunque nel silenzio, ma senza negarlo, e consuma la commedia come un esorcismo, indubbiamente una delle sue funzioni primarie e primogenite. Sceneggiatrice esperta, produttrice sagace e regista ormai comprovata, la Meyers sembra sempre e comunque più attratta dal mondo dell'interior design che da qualsiasi altro. La casa è al centro del suo universo cinematografico, una casa che tutto possiede e tutto fagocita e che sia sempre e comunque ampliabile. Una commedia come si deve: il film ha il suo punto di forza nei dialoghi, davvero brillanti, e nei protagonisti, la magnifica Meryl Streep e lo scimmiesco Alec Baldwin.
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L'uomo che verrà
di Giorgio Diritti con Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Claudio Casadio, Greta Zuccheri Montanari. Italia 2009, Durata 117'
Alle pendici di Monte Sole, sui colli appenninici vicini a Bologna, la comunità agraria locale vede i propri territori occupati dalle truppe naziste e molti giovani decidono di organizzarsi in una brigata partigiana. Per una delle più giovani abitanti del luogo, la piccola Martina, tutte quelle continue fughe dai bombardamenti e quegli scontri a fuoco sulle vallate hanno poca importanza. Da quando ha visto morire il fratello neonato fra le sue braccia, Martina ha smesso di parlare e vive unicamente nell'attesa che arrivi un nuovo fratellino. Il concepimento avviene in una mattina di dicembre del 1943, esattamente nove mesi prima che le SS diano inizio al rastrellamento di tutti gli abitanti della zona. L'eccidio di Marzabotto è uno di quegli episodi che premono sulla grandezza della Storia per stringerla dentro alla dimensione del dolore del singolo. Per raccontare quella strage degli ultimi giorni del nazifascismo nella quale vennero uccisi circa 770 paesani radunati nelle case, nei cimiteri e sui sagrati delle chiese, Giorgio Diritti si affida a un proposito simile a quello del suo precedente Il vento fa il suo giro: partire dalla lingua del dialetto per raccontare una comunità e dal linguaggio del cinema per costruire un messaggio sull'identità culturale. Inondati da rievocazioni scolastiche o ricostruzioni troppo schematiche della Seconda guerra mondiale e dei suoi episodi, dove il cinema viene piegato alle ambizioni propagandistiche di questo o di quello, la visione di L' uomo che verrà offre lo stesso sollievo di una boccata di aria fresca a chi si sente soffocare. Rigoroso, emozionante, onesto, appassionato, il film di Diritti sa coniugare lucidità morale e lettura storica con uno stile insolito per il cinema italiano, di elegante e non ostentata classicità.
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Il figlio più piccolo
di Pupi Avati con Christian De Sica, Laura Morante, Luca Zingaretti, Sydne Rome, Nicola Nocella. Italia 2010. Durata 100'
Luciano Baietti è un piccolo imprenditore scaltro e ambizioso che nel giorno stesso in cui sposa la donna da cui ha avuto due figli, scompare assieme a un eccentrico contabile appena uscito da seminario, portando con sé la proprietà di tutti i beni immobili. Diciotto anni dopo è dirigente della Baietti Enterprise, una delle più importanti società immobiliari del paese, nonché capo di un impero economico costruito su raccomandazioni, ricatti, società fantasma e connivenze politiche. Alla vigilia delle seconde nozze con una ricca romana politicamente in vista, Baietti richiama la prima moglie, che nel frattempo non ha mai smesso di amarlo, e il figlio più piccolo, Baldo, studente dams innamorato di film splatter, per invitarlo ad essere testimone di nozze e nuovo dirigente del suo impero d'affari. Nello scontro, per la prima volta cercato e trovato, con la decadenza dei nostri costumi, il principio che Avati mette in gioco è radicale ma interessante: l'Italia si riduce ad un contrasto fra furbetti del quartierino e Candidi sognatori, fra chi ha fatto sì che corruzione, volgarità e impunità diventassero i soli valori e chi ha lasciato passivamente che ciò accadesse, per quieto vivere o perché incapace di comprendere i mutamenti in atto. Ma l'inedito spirito militante e la capacità critica costituiscono solo la tesi, alla quale il regista bolognese pare aderire più per pietà che per rabbia verso i suoi "furbetti", e più con patetica tenerezza che con l'intenzione di scuotere le coscienze dei più ingenui.
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Shutter Island
di Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Patricia Clarkson. USA 2010. Durata 138'. V. M. 14
Nel 1954, i due agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule vengono inviati con un battello a Shutter Island, a largo della costa est, per investigare sull'improvvisa scomparsa di una pericolosa infanticida residente presso l'istituto mentale Ashecliffe, Rachel Solando. Il direttore dell'istituto, il dottor Cawley, e i vari infermieri sostengono che la madre assassina si sia come dileguata dalla sua stanza senza lasciare alcuna traccia, ma l'agente Daniels pare nutrire fin dal principio dei forti sospetti sul modo di condurre l'ospedale da parte del dottor Cawley e del suo medico assistente, il dottor Naehring. Un uragano costringe i due agenti a protrarre il soggiorno sull'isola, durante il quale le indagini proseguono e particolari sempre più inquietanti emergono, mentre Daniels continua ad avere delle visioni che riguardano la moglie defunta e le sue esperienze di guerra contro gli ufficiali nazisti. Un film affascinante, misterioso, angoscioso, crepuscolare, nel quale l'ossessione di Martin Scorsese, 67 anni, per il Male mette a confronto la malvagità statale nazista (i campi di sterminio, la Shoah), la crudeltà ideologico-tecnologica statale americana (gli esperimenti sul cervello umano, il pensiero cancellato) e la criminalità individuale eliminata dalla memoria con la rimozione. Temi grandiosi, che assumono nel film l'aspetto d'una indagine poliziesca: nel 1954 due investigatori arrivano sulla Shutter Island che ospita un grande manicomio criminale per ritrovare una detenuta-paziente molto pericolosa scomparsa.
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Codice Genesi
di Albert Hughes, Allen Hughes con Denzel Washington, Gary Oldman, Mila Kunis, Ray Stevenson, Jennifer Beals. USA 2010. Durata 117'
In un futuro non troppo lontano, circa 30 anni dopo l'ultima guerra, un uomo attraversa in solitudine la terra desolata che un tempo era l'America. Intorno a lui città abbandonate, autostrade interrotte, campi inariditi - i segni di una catastrofica distruzione. Non c'è civiltà, né legge. Le strade sono in mano a bande che ucciderebbero un uomo pur di togliergli le scarpe, o per un po' d'acqua' ma anche senza motivo. Ma non possono far nulla contro questo viaggiatore. Guerriero non per scelta ma per necessità, Eli cerca solo la pace, ma se viene sfidato elimina gli avversari prima ancora che si accorgano dell'errore fatale che hanno commesso. Solo un altro uomo in quel mondo in rovina comprende il potere che Eli detiene, ed è deciso a impadronirsene: Carnegie il despota di una precaria città di ladri e killer. Ma la figlia adottiva di Carnegie, Solara è affascinata da Eli per un altro motivo, la visione che lui offre di qualcosa che può esistere oltre i confini del territorio dominato dal patrigno. Una forte sfumatura religiosa lentamente sovrasta il tono do minante di Codice: genesi, un bizzarro e sentenzioso pastiche - in parte epopea samurai, in parte western apocalittico con finale a sorpresa - in cui Denzel Washington vagabonda tra le rovine della civiltà con una Bibbia nel suo zainetto polveroso. Non è una Bibbia qualunque, ma l'ultima copia rimasta sulla Terra. E Washington non è solo un vagabondo, ma un guerriero invincibile disposto a tutto pur di proteggere il libro. Comunque il film richiede un atto di fede che non tutti saranno pronti o disposti a fare, perché il vagabondo in realtà è un santo pellegrino in missione per conto di Dio per salvare il mondo dalla perdizione.
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Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo - Il ladro di Fulmini
di Chris Columbus con Logan Lerman, Rosario Dawson, Uma Thurman, Pierce Brosnan. USA, Canada 2010. Durata 118'
Affetto da deficit di attenzione e da dislessia Percy Jackson non ha vita facile a scuola e la vita privata non sembra andare meglio: vive con la madre non avendo mai conosciuto il padre. Il motivo di questa situazione diventa però chiaro quando, in gita scolastica in un museo, una professoressa si trasforma in mostro alato e minaccia di ucciderlo se non le rivela dove ha nascosto il fulmine di Zeus. Percy, è un semidio, figlio di Poseidone e di una mortale ed è venuto per lui il momento di allenarsi per prendere coscienza dei propri poteri. Qualcuno però ha rubato quel fulmine primigenio di Zeus e tutti accusano Percy per scatenare una colossale guerra tra i tre grandi fratelli: Zeus, Poseidone e Ade. Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: il ladro di fulmini tratto da una serie omonima di libri, scritti dall'americano Rick Riordan, è il tentativo di dare vita ad una nuova grande saga cinematografica.
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Happy Family
di Gabriele Salvatores con Fabio De Luigi, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla Signoris. Italia 2010. Durata 90'
Due famiglie incrociano i destini a causa dei figli quindicenni caparbiamente decisi a sposarsi. Un banale incidente stradale catapulta il protagonista-narratore, Ezio, al centro di questo microcosmo, nel quale i genitori possono essere saggi, ma anche più sballati dei figli, le madri nevrotiche e coraggiose, le nonne inevitabilmente svampite, le figlie bellissime e i cani cocciuti e innamorati. In poche parole, due famiglie di oggi, che sfuggono alle catalogazioni e alle etichette, in evoluzione continua, in equilibrio precario, vive, felici e confuse. Happy Family è una confessione camuffata, un diario mascherato, una commedia che parla della paura di essere felici, di cambiare la nostra vita per qualcos'altro che non conosciamo. È un esorcismo scritto nella Milano d'estate. Quando non si muove una foglia e dal silenzio può uscir fuori quello che di solito sta muto. Brutture e imperfezioni guardate con ironia. Difetti che diventano poesia. E così si scaccia per un po' il terrore quotidiano di vivere a metà, di essere scontati. Di questa commedia si può dire tutto quello che di solito innervosisce: è lieve, è romantica, è banale. Le persone che la popolano sono normali. Ma questo è il suo bello. Che è tragicamente fuori posto.
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Dragon Trainer
film d'animazione. Regia di Dean DeBlois, Chris Sanders. USA 2010. Durata 98'
Dai creatori di Shrek, Madagascar e Kung Fu Panda arriva DRAGON TRAINER una commedia avventurosa ambientata nel mitico mondo di robusti vichinghi e draghi selvaggi tratta dal libro di Cressida Cowell. La storia ruota intorno ad un adolescente vichingo che fa fatica a diventare un eroico domatore di draghi come richiesto dalle secolari tradizioni della sua tribù. Il suo mondo si stravolge completamente, quando incontra un drago che sfida sia lui che l'intero villaggio a vedere il mondo da un altro punto di vista.
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Il Mi$$ionario
di Roger Delattre. Con Jean-Marie Bigard, David Strajmayster, Thiam Aïssatou, Jean Dell, Michel Chesneau. Francia 2009. Durata 90'
Scambiato per un curato dagli abitanti di un villaggio, Mario Diccara, appena uscito di prigione, gioca la parte per non farsi trovare da un gruppo di delinquenti. Dopo sette anni di carcere duro, nei panni del prete, Diccara é naturalmente quantomeno strano. Ma fra fraintendimenti e sciocchezze, il paese finirà per apprezzare l'originalità del nuovo parroco. Sulla falsariga della commedia degli equivoci, Il missionario gioca sulla frizione tra i mondi, quello cattolico e laico, quello provinciale e metropolitano. Rivelando in questo modo la simpatia di un villaggio perduto dove c'è una tappa al bar tra ogni attività e il cuore in fondo buono di un criminale. Curiosamente, la pellicola si rivela meno inerte del previsto e fa passare un messaggio di coesistenza piuttosto naïf ma perlomeno evita la volgarità di alcune produzioni comiche nostrane. Questa commedia degli equivoci con al centro un comico sconosciuto da noi ma popolarissimo in Francia, Jean-Marie Bigard, l' uomo che razzolava male e impara a predicare bene, si fa amare dai paesani e realizza anche un piccolo miracolo d' integrazione trasversale fra cattolici, arabi ed ebrei.
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Mine Vaganti
di Ferzan Ozpetek con Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino. Italia 2010. Durata 110'
La famiglia Cantone è proprietaria di uno dei più importanti pastifici del Salento. La nonna aprì l'azienda con il cognato, di cui è stata sempre segretamente innamorata, e ora quegli impulsi sopiti ricadono sulle abitudini di una famiglia schiava del perbenismo alto-borghese. Il rientro a casa del rampollo più giovane Tommaso, è il momento per la famiglia di sancire ufficialmente il passaggio della gestione aziendale ai due figli maschi. Tommaso è pronto a sconvolgere i piani del pater familias dichiarando apertamente la propria omosessualità e il desiderio di seguire aspirazioni letterarie, ma durante la cena ufficiale per festeggiare il nuovo corso aziendale, viene anticipato dal fratello maggiore Antonio che, dopo tanti anni di fedele servizio agli affari di famiglia, si dichiara omosessuale. Per non distruggere definitivamente l'orgoglio del padre a Tommaso non resta altro che dissimulare le proprie preferenze sessuali e assecondare momentaneamente gli oneri familiari. Mine vaganti non smentisce il peculiare interesse di Ozpetek per le varie forme di squilibrio dei rapporti sociali nel momento in cui all'interno di questi emergono bugie, amenità e piccole tragedie. Ozpetek torna ai temi che gli sono più congeniali (le tensioni familiari, il peso delle convenzioni) ma lo fa con una leggerezza e una allegria spumeggianti e contagiose.
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Nine
di Rob Marshall con Daniel Day-Lewis, Penelope Cruz, Marion Cotillard, Nicole Kidman, Judi Dench, Sophia Loren, Kate Hudson, Ricky Tognazzi. USA, Italia 2003. Durata 110'
Guido Contini è un regista sull'orlo di una crisi creativa. Diviso tra l'amore carnale di Carla e quello coniugale di Luisa, Guido cerca una storia da raccontare e un sogno da sognare. Incalzato dal suo produttore che vuole girare, dai sensi di colpa e dalle ansie sessuali, il regista abbandona set e conferenze stampa e trova rifugio nella camera di un Grand Hotel, lontano da Roma e dalle responsabilità. Sotto pressione, crolla tra le braccia dell'amante e umilia una volta di troppo la consorte, che lo abbandona al suo film mai iniziato e ai suoi appetiti mai finiti. Disperato, Guido congeda le "maestranze" e si ritira lungo il confine tra fantasia e realtà. Lontano dal set l'uomo si riconcilia con l'artista e con tutte le figure femminili della sua vita. Nine non è il remake dell'Otto e mezzo felliniano, o almeno non lo è esplicitamente. Chiariamo, Nine è la versione cinematografica dell'omonimo musical di Broadway, ispirato all'analisi del sogno e dei sogni di Federico Fellini. Rob Marshall gira un musical che ha l'ambizione, assolutamente legittima, di superare i confini geografici avvicinando due realtà diverse per storia e cultura dentro la medesima utopia espressiva. Il prodotto mantiene la struttura narrativa, ovvero le relazioni tra gli eventi e i personaggi, e conserva l'epoca storica (gli anni Sessanta), il luogo geografico (l'Italia) e quello d'azione (il Teatro 5 di Cinecittà).
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Amabili resti
di Peter Jackson con Mark Wahlberg, Rachel Weisz, Susan Sarandon, Stanley Tucci, J. Michael Imperioli. USA, Gran Bretagna, Nuova Zelanda 2009. Durata 135'. V.M. 14
A Norristown, in Pennsylvania, fra villette a schiera e campi di granturco, vive la famiglia Salmon. Susie, la primogenita, è un'adolescente qualunque, appassionata di fotografia e innamorata del compagno di scuola Ray Singh. Il 6 dicembre 1973, dopo aver avuto il suo primo incontro romantico con lui, Susie viene fermata sulla strada di casa dal vicino, il signor Harvey, tranquillo ometto di mezza età con la passione per le case di bambola. Dopo averla fatta entrare in un piccolo rifugio sotterraneo da lui stesso costruito, Harvey la violenta e la uccide brutalmente. Lo spirito di Susie si trova così a muoversi fra la terra e il cielo in una sorta di limbo fatto di ricordi e di fantasie, da dove può vedere e patire per quel che succede ai suoi cari e al suo omicida nel mondo mortale. Con Amabili resti, Jackson decide di ricostruire linearmente il flusso di coscienza atemporale dell'io narrante del romanzo di Alice Sebold, per poi scomporlo in numerosi percorsi, in soggetti diversi e in una narrazione episodica, frammentata. Ad ognuno dei personaggi spetta una personale scena chiave, un momento di gloria diegetica. Alla sventurata Susie tocca invece attraversare tutti i cliché della cultura new age sull'universo post-mortem, dal paesaggio edenico dai colori ipersaturi fino alle più triviali figurazioni dei desideri e dei simboli psicanalitici, passando per l'abusata versione dream pop di Song to the Siren dei Cocteau Twins.
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A Single Man
di Tom Ford con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena. USA 2009. Durata 95'
Los Angeles, 1962. George Falconer è un uomo solo. Professore inglese di letteratura all'università, George ha perso in un incidente il compagno amato da sedici anni. Incapace di reagire al lutto e all'afflizione, riordina carte, oggetti e sentimenti e decide di togliersi la vita con un colpo di pistola. Proveranno a 'ripararlo' e a trattenerlo sul baratro, Charley, una vecchia amica delusa e disillusa, e Kenny, uno studente disponibile e sensibile. Spiegati i missili nucleari a Cuba e puntata l'arma alla tempia, la "crisi" pubblica e privata è destinata a esplodere o a rientrare. Una cravatta, un paio di gemelli, un paio di scarpe, una lettera, due lettere, un vestito regalato e poi indossato, un libro mai chiuso, un disco ascoltato: oggetti scoperti dalla macchina da presa di Tom Ford, abbandonati nelle inquadrature come indizi, tracce, segni, impronte del destino. Quello di un uomo rimasto solo con ciò che resta di ogni storia e di ogni amore, non il corpo di chi li ha vissuti e consumati ma le cose che lo hanno messo in comunione con l'altro da sè. Lo stilista statunitense che ha rilanciato le case di moda Gucci e Yves Saint Laurent debutta alla regia, impeccabile.
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Genitori & Figli: Agitare bene prima dell'uso
di Giovanni Veronesi con Silvio Orlando, Luciana Littizzetto, Michele Placido, Elena Sofia Ricci, Margherita Buy. Italia 2010. Durata 110'.
Figlia di una caposala vivace e di un mite commerciante di articoli da pesca, Nina, adolescente sognatrice, ha finalmente l'occasione di riflettere sulla sua famiglia e di descriverne vizi e virtù dentro un tema assegnatole in classe dal professore d'italiano. Alberto, in conflitto costante col figlio, è convinto che una generazione prossima per età e inclinazione al suo ragazzo, possa accorciare le distanze tra loro e migliorarne la relazione e la comunicazione. Il componimento di Nina non lesinerà dettagli, denunciando tradimenti, separazioni, inquietudini giovanili e tensioni amorose fino a un epilogo moderatamente felice e un voto ponderatamente esemplare. Giovanni Veronesi redige l'ennesimo "manuale" facilmente consultabile (e fruibile) che fa il punto, sulla relazione genitori-figli proponendo la formula tradizionale della commedia all'italiana, aggiornandola all'Italia di oggi. L'organizzazione in due episodi dipendenti (Placido-Buy) (Orlando-Littizzetto), ciascuno con il proprio istrione (Placido) (Orlando) e congiunti dalla voce narrante di un'osservatrice adolescente e onnisciente, recupera evidentemente l'ultima manifestazione di quella gloriosa tradizione, praticata a dismisura negli anni Sessanta e trasformata in un vero e proprio "genere". La formula "a episodi", questa volta aperti e tendenti all'organicità, incoraggia la tendenza al racconto morale, che rinuncia alle macchiette a favore dei caratteri o ai facili lazzi delle cadenze regionali a vantaggio di dialoghi leggeri e ben disposti a introdurre tematiche complesse come la relazione filiale, l'educazione sessuale, l'integrazione culturale o lo stress di una vita mai soddisfacente.
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L'uomo nero
di Sergio Rubini con Sergio Rubini, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Gifuni, Guido Giaquinto, Margherita Buy. Italia 2009. Durata 116.
Gabriele Rossetti va a sud, torna al suo paese e al padre ricoverato in un ospedale di provincia. Al capezzale dell'uomo, Gabriele ripensa alla sua infanzia e alla sua relazione col genitore, capostazione ossessionato dall'arte e da Cézanne. Figlio unico di Ernesto e Franca Rossetti, insegnante e casalinga amorevole, Gabriele cresce osservando le manie degli adulti: le infatuazioni corrisposte di zio Pinuccio, le tele rifatte del padre, le conversazioni coi cari defunti della madre. Impressionato da un misterioso uomo nero e affascinato dal fascino impenitente dello zio, Gabriele vive la sua fanciullezza e subisce la frustrazione artistica del padre, ispirata dal pittore impressionista e umiliata da un critico d'arte locale e trombone. Recuperando il realismo sentimentale made in Italy ' 60 , Rubini firma il suo miglior film di memorie in una Puglia da West barocco. Il meglio dell' Italia che fu in una storia che ha i tempi della commedia avatiana, recitata al meglio: intonatissima la coppia Golino-Rubini, magistrale Gifuni e bravissimo Scamarcio, il fratello ospite, ruolo da Eduardo ma pure di Amarcord. Ci si diverte con intelligenza: cosa rarissima. .
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Alice in Wonderland
di Tim Burton con Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway. USA 2010. Durata 108.
Nuova versione, in stile gotico, dell'affascinante storia di "Alice nel Paese delle Meraviglie". Questa volta troviamo un'Alice un po' più grande, che abbandonato un party troppo noioso, finisce per inseguire il Bianconiglio dentro la sua tana, precipitando nel mondo fantastico che già dieci anni prima aveva visitato. Alice, però, di quella visita non ricorda niente ed ora deve decidere se aiutare gli strani abitanti di questo posto nel preparare la loro attesa rivolta
Con Alice in Wonderland Tim Burton tocca uno dei vertici della sua filmografia. Il connubio con un autore come Carroll, un cast di talenti davvero impressionante e la versione in 3D si sono rivelati perfetti per questa fiaba tecnologica, elogio della follia. Burton è riuscito a creare un mondo che lascia a dir poco strabiliati per bellezza e originalità, consacrandolo uno dei registi più visionari della sua generazione.
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Scusa ma ti voglio sposare
di Federico Moccia. Con Raoul Bova, Michela Quattrociocche, Luca Angeletti, Francesca Antonelli, Francesco Apolloni. Italia 2010. Durata 90.
Sequel della storia targata Moccia Scusa ma ti chiamo amore, storia d'amore tra Alex, pubblicitario trentanovenne di successo, e Niki, ora ventenne, conosciuta in un incidente stradale. Al faro si sono promessi amore eterno, e adesso, dopo tre anni, Alex capisce che nonostante la differenza di età, lei è la donna che vuole sposare. Ritroviamo i loro amici di sempre, ognuno con le proprie storie, ognuno con le proprie attività, ognuno a confronto con la propria crescita, i propri sogni e progetti per il futuro. Alex chiede a Niki di sposarlo, e lei, all'inizio felice, con l'avvicinarsi della data, sente una paura crescente che le fa fare un passo sbagliato: manda a monte il matrimonio. Dopo il dietrofront accadranno molte cose nel segno di una romantica e divertente commedia sentimentale.
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La prima cosa bella
di Paolo Virzì con Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Marco Messeri. Italia 2010. durata 116.
Bruno Michelucci è infelice. Insegnante di lettere a Milano, si addormenta al parco, fa uso di droghe e prova senza riuscirci a lasciare una fidanzata troppo entusiasta. Lontano da Livorno, città natale, sopravvive ai ricordi di un'infanzia romanzesca e alla bellezza ingombrante di una madre estroversa, malata terminale, ricoverata alle cure palliative. Valeria, sorella spigliata di Bruno, è decisa a riconciliare il fratello col passato e col genitore. Precipitatasi a Milano alla vigilia della dipartita della madre, convince Bruno a seguirla a Livorno e in un lungo viaggio a ritroso nel tempo. Le stazioni della sua passione rievocano la vita e le imprese di Anna, madre esuberante e bellissima, moglie di un padre possessivo e scostante, croce e delizia degli uomini a cui si accompagna senza concedersi e a dispetto delle comari e della provincia. Domestica, segretaria, ragioniera, figurante senza mai successo, Anna passa attraverso i marosi della vita col sorriso e l'intenzione di essere soltanto la migliore delle mamme. A un giro di valzer dalla morte, sposerà chi la conosceva bene e accorderà Bruno alla vita. La prima cosa bella nel film di Virzì è proprio il personaggio di Anna che, libera e priva di pregiudizi, vive in uno stato di perenne disponibilità nei confronti della vita, offrendo agli uomini quello che può e ai figli quello che sente. Anna è insieme amata e invisa al figlio, che ripudia il candore scandaloso della madre e trova rifugio senza pace nella fuga. Rientrato suo malgrado nella vita di provincia come un adolescente dopo l'ennesima evasione, Bruno indaga un'unità difficile da trovare dentro i silenzi e il dolore compresso. La famiglia rappresenta allora il cuore della commedia, condita con robuste iniezioni di popolarità e ghiotte cadenze toscane.
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Il quarto tipo
di Olatunde Osunsanmi con Milla Jovovich, Will Patton, Hakeem Kae-Kazim, Corey Johnson, Enzo Cilenti. USA 2009. Durata 98. VM 14
Gli incontri con gli alieni sono classificati in quattro tipi: il primo è l'avvistamento di un Ufo, il secondo è il reperimento di una prova, il terzo è il contatto diretto e il quarto è il rapimento. Il quarto tipo vuole raccontarci di quest'ultimo genere di contatti e lo fa con una struttura narrativa particolare. All'inizio, Milla Jovovich ci spiega che lei è un'attrice e nel film interpreta la dottoressa Abigail Tyler, detta Abbey, in una ricostruzione drammatica di fatti avvenuti nei primi giorni dell'ottobre del 2000 nella città di Nome in Alaska. Ed è proprio la "vera" Abbey a comparire nella prima intervista, con il volto contratto e scavato, per cominciare a raccontare l'accaduto. Poi l'immagine di Milla Jovovich le si sovrappone interpretandone la parte. Will, il marito di Abbey, è stato misteriosamente ucciso una notte mentre dormiva accanto a lei. Per capire qualcosa della sua morte, Abbey prosegue gli studi di Will e si reca a Nome, i cui abitanti soffrono di persistenti disturbi del sonno. L'atmosfera che il film crea anche mediante la sua particolare struttura, da peculiare docudrama, è efficace. Un thriller fantascientifico, ma Il quarto tipo si stacca dalla routine per un'insolita contaminazione con il documentario, poiché l'origine del plot è un evento reale (ogni anno in Alaska spariscono molte persone e non è mai stata scoperta la verità), il regista-sceneggiatore Osunsanmi far interagire la fiction e le riprese della vera dottoressa Abigail Tyler.
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Invictus
di Clint Eastwood. Con Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern. USA 2009. Durata 134.
Candidato all'Oscar 2010 per Migliore Attore Protagonista (Morgan Freeman) e Attore Non Protagonista (Matt Damon).
Sconfitto l'apartheid, Nelson Mandela, capo carismatico della lotta contro le leggi razziali, diventa presidente del Sudafrica grazie alle libere elezioni. Anche il mondo dello sport viene coinvolto dall'evento: il Sudafrica si vede assegnato il mondiale di Rugby del 1995 e sulla scena internazionale ritornano gli Springboks, la nazionale sudafricana dagli anni '80 bandita dai campi di tutto il mondo a causa dell'apartheid. Il rugby, infatti, è sempre stato lo sport più seguito dagli Afrikaner e ai cittadini sudafricani di colore veniva riservato negli stadi un misero settore. In occasione della cerimonia di apertura del campionato mondiale, l'ingresso in campo del presidente Mandela che indossa la maglia degli Springboks segna un passo decisivo nel cammino verso la pace tra bianchi e neri. Clint Eastwood è un repubblicano nel DNA, ha fatto campagna per McCain; Eastwood però è un conservatore illuminato e con il suo cinema ormai da tempo persegue una ricerca nel profondo degli elementi che possono, senza che nessuno perda la propria identità di base, provare a conciliare gli opposti. Il film trae origine dai fatti narrati nel libro di John Carlin "Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game That Made a Nation". Eastwood ne trae un film assolutamente classico sia per quanto riguarda lo stile visivo sia per quanto attiene ai generi consolidati (biografia e cinema e sport) a cui fa riferimento. Mandela non è spinto dal sentimentalismo: lui che non sa granché di rugby non solo si tiene a fianco una sorta di trainer ma impara a memoria volti e nomi dei giocatori. Chi ha la parola buonismo' sempre a portata di tastiera la sprecherà anche questa volta ricordando magari come in Sudafrica i problemi non siano tuttora completamente risolti. Dimenticando, al contempo, che ci sono film buonisti e buoni film. Invictus appartiene ai secondi.
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Il concerto
di Radu Mihaileanu con Aleksei Guskov, Dmitri Nazarov, François Berléand, Miou-Miou, Valeri Barinov. Francia, Italia, Romania, Belgio 2009. Durata 120.
Divertente, irriverente e "barbarica" commedia. Metà farsa e metà pathos, Il concerto di Radu Mihaileanu è un esempio di cinema capace di rispecchiare sentimentalmente il mondo contemporaneo nel suo passato e nel suo presente. I musicisti russi ebrei e gitani che arrivano a Parigi per dare un concerto stanno compiendo una vendetta: trent'anni prima a Mosca erano stati esclusi dall'orchestra del Bolshoi per intervento di Leonid Breznev, che detestata e temeva l'intelligenza critica degli ebrei; il famoso direttore d'orchestra che difendeva i suoi musicisti, ridotto alla funzione di uomo delle pulizie del teatro, approfitta dell'invito parigino giunto per fax per rimettere insieme il gruppo dei reietti e sostituirlo al gruppo ufficiale del Bolshoi. Come Gorbaciov, Mihaileanu restituisce alla Russia un patrimonio umano e intellettuale, concretato nel Concerto per Violino e Orchestra di Tchaikovsky, diretto da Filipov nell'epilogo e metafora evidente della relazione tra il singolo e la collettività. Ancora una volta è la musica ad accordare gli uomini. In un'amichevole gara musicale tra due etnie perseguitate (ebrei e gitani) o nella forma del Concerto per Violino e Orchestra, due sezioni che formano un'irrinunciabile unità emozionale.
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Io, loro e Lara
di Carlo Verdone con Carlo Verdone, Laura Chiatti, Anna Bonaiuto, Sergio Fiorentini, Marco Giallini, Angela Finocchiaro. Italia 2009. Durata: 115'
Padre Carlo Mascolo è un missionario che vive in un villaggio nel cuore dell'Africa dove - parole sue - fa "il medico, il preside, l'agricoltore, il meccanico e lo sceriffo a tempo pieno". Da qualche tempo avverte i sintomi di una crisi spirituale che lo angoscia sempre di più. Dunque decide di tornare a Roma per parlarne ai suoi superiori. Il suo padre spirituale lo tranquillizza, a volte è necessaria una pausa di riflessione. Lo esorta a trascorrere un po' di tempo in famiglia per ritrovare se stesso attraverso il calore dei propri cari. Intanto da un'altra parte della città, in un minuscolo appartamentino di periferia, una misteriosa ragazza fa dei colloqui con un assistente sociale. Sembra che la ragazza, Lara, abbia avuto dei seri problemi in passato che adesso sta cercando di risolvere. Ma nonostante l'aria da educanda che ostenta con l'assistente sociale, Lara conduce una doppia vita. Di notte, di fronte ad una web cam si trasforma in una sensualissima modella in latex e tacchi a spillo.
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Segreti di famiglia
di Francis Ford Coppola con Vincent Gallo, Alden Ehrenreich, Maribel Verdù, Carmen Maura. USA, Argentina, Spagna, Italia 2009. Durata 127'
Benjamin, che sta per compiere 18 anni, va a cercare a Buenos Aires il fratello Angelo (che tutti conoscono come Tetro). Tetro ha rotto da tempo i ponti con la famiglia e in particolare con il padre Carlo (musicista di fama mondiale) e ora vive con Miranda facendo il tecnico delle luci in un teatrino locale. L'incontro tra i due è conflittuale: Tetro non vuole davvero più avere rapporti con i familiari anche se in passato, nel momento in cui era fuggito dalla casa paterna, aveva lasciato una lettera a Benjamin in cui prometteva di tornare per portarlo via con sé e proteggerlo. Francis Ford Coppola realizza il terzo lungometraggio completamente suo (nel senso che ne ha scritto anche soggetto e sceneggiatura) dopo The Rain People e La conversazione. Si percepisce sin dalla prima inquadratura in uno splendido bianco e nero (il dettaglio del volto di Tetro che osserva una falena che sbatte ripetutamente contro una lampadina) che in questo film c'è la voglia da parte del regista di guardare dentro se stesso e la propria vita.
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Welcome
di Philippe Lioret con Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard. Francia 2009. Durata 110'
Bilal, giovane curdo, ha lasciato il suo paese alla volta di Calais, dove sogna e spera di imbarcarsi per l'Inghilterra. Dall'altra parte della Manica lo attende un'adolescente che il padre ha promesso in sposa a un ricco cugino. Fallito il tentativo di salire clandestinamente su un traghetto, Bilal è deciso ad attraversare la Manica a nuoto. Recatosi presso una piscina comunale incontra Simon, un istruttore di nuoto. Colpito dall'ostinazione e dal sentimento del ragazzo, Simon lo allenerà e lo incoraggerà a non cedere mai ai marosi della vita. Ma il mondo fuori è avverso e inospitale e l'uomo dovrà sfidare le delazioni dei vicini di casa e la legge sull'immigrazione che condanna i cittadini troppo umani e "intraprendenti" col prossimo. Premiato dal pubblico a Berlino e campione di incassi in Francia, Welcome è un racconto morale che si interroga sul concetto di alterità e in cui è facile riconoscere i canoni dell'attualità. Polemizzando con la legge sull'immigrazione voluta da Sarkozy, che infligge sanzioni severe ai residenti colpevoli di cuore con la straniero, Philippe Lioret mette al centro del suo film l'Altro, un corpo estraneo da sfruttare o da espellere, senza una vera possibilità di integrazione. La sopraffazione del più debole è analoga a tutte le latitudini, compresa la democratica e "rivoluzionaria" Francia che "ospita" una teoria di convivenze rese difficili dai codici sociali e da paure ingiustificate. La coscienza collettiva è assente o rallentata da egoismi, bassezze e diffidenze, che sono l'humus in cui cresce e prospera l'intolleranza di una comunità verso una minoranza.
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Avatar
di James Cameron con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Michelle Rodriguez. USA, Gran Bretagna 2009. Durata 162'
Jake Sully, un ex Marine costretto a vivere sulla sedia a rotelle, è stato reclutato per viaggiare anni luce sino all'avamposto umano su Pandora, dove le corporazioni stanno estraendo un raro minerale che è la chiave per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l'atmosfera di Pandora è tossica, è stato creato il Programma "Avatar", in cui i "piloti" umani collegano le loro coscienze ad un avatar, un corpo organico controllato a distanza che può sopravvivere nell'atmosfera letale. Questi avatar sono degli ibridi geneticamente sviluppati dal DNA umano unito al DNA dei nativi di Pandora? i Na'vi. Rinato nel suo corpo di Avatar, Jake può camminare nuovamente. Gli viene affidata la missione di infiltrarsi tra i Na'vi che sono diventati l'ostacolo maggiore per l'estrazione del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na'vi, Neytiri, salva la vita a Jake, e questo cambia tutto. Jake viene introdotto da lei nel clan e impara a diventare uno di loro attraverso numerose prove e avventure. Man mano che il rapporto tra Jake e la sua istruttrice ribelle Neytiri si approfondisce, lui impara a rispettare il modo di vivere dei Na'vi e finisce col trovare il suo posto tra loro. Presto dovrà superare la prova finale mettendosi alla loro guida in un'epica battaglia che deciderà il destino di un intero mondo.
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Soul Kitchen
di Fatih Akin con Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Anna Bederke, Pheline Roggan. Germania 2009. Durata 99'
Ad Amburgo, un cuoco di origine greca, Zinos, gestisce un infimo ristorante denominato Soul Kitchen. La clientela abituale sono i rozzi abitanti della periferia, interessati solo a tracannare birra e ingurgitare piatti surgelati o preconfezionati. Dentro e fuori dal Soul Kitchen ruota tutto il microuniverso di Zinos e relativi problemi: l'ambiziosa e viziata fidanzata Nadine, il fratello Illias un ladruncolo in libertà vigilata con il vizio del gioco, la cameriera Lucia aspirante artista e un vecchio compagno di scuola, Neumann, disposto a tutto pur di comprare il locale. Un'ernia al disco improvvisa impone a Zinos delle sedute di fisioterapia e gli inibisce l'uso cucina, così che viene assunto un nuovo cuoco esperto di haute cuisine che, dopo uno scetticismo iniziale, trasforma il ristorante in un locale molto in voga capace di offrire buon cibo e musica soul. Fatih Akin è un abile deejay del mondo del cinema, un giovane autore che ha saputo costruire un suo linguaggio melodico a partire da un'antologia di stili della New Hollywood di Scorsese, Schlesinger e Bob Rafelson. Questa eredità del cinema americano moderno, con la quale aveva finora raccontato i margini di una società multiculturale, pervade anche nell'atmosfera conviviale e disinvolta di Soul Kitchen. Cimentandosi con una vera commedia edificante, il giovane regista turco-tedesco mette da parte il tema del viaggio e delega il percorso di emancipazione sociale e di ricerca delle origini, alla musica. E' un film di battute, ma è costruito su una prodigiosa sceneggiatura ad orologeria dove ogni dettaglio è buffo e indispensabile e una colonna sonora meravigliosa che mescola funky e rythm & blues con hip hop, "rebetiko" greco.
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Il nastro bianco
di Michael Haneke con Christian Friedel, Leonie Benesch, Ulrich Tukur, Ursina Lardi, Burghart Klaußner. Austria, Francia, Germania 2009. Durata 144'
Palma d'oro all'ultimo festival di Cannes.
Un villaggio protestante nel nord della Germania. Anni 1913-1914. La vita si presenta con i ritmi delle stagioni e con la sua monotona ripetitività. Fino a quando accade un fatto inspiegabile: il medico si frattura gravemente una spalla in seguito a una caduta da cavallo dovuta a un filo solido ma invisibile teso sul suo percorso. A raccontare gli avvenimenti è la voce di un anziano: all'epoca dei fatti era l'istitutore arrivato in loco da un paese non troppo lontano. L'attentato al medico però non resta isolato. Altri eventi si susseguiranno sotto lo sguardo attento e misterioso dei bambini delle varie famiglie. Haneke continua lucidamente e implacabilmente la sua analisi delle relazioni tra gli esseri umani decidendo, in questa occasione, di incentrare la sua attenzione su un microcosmo che assurge a laboratorio del futuro della Germania. Grazie a un bianco e nero bergmaniano il regista austriaco costruisce un clima di opprimente attesa. Ciò che gli interessa non è la detection (scoprire chi sta all'origine degli inattesi episodi di violenza) quanto piuttosto riflettere su una società che sta ponendo a dimora i semi che il nazismo, dopo la Prima Guerra Mondiale, farà fruttificare. La prima idea per questo film - l'ha dichiarato il regista risale al 1970, leggendo una sceneggiatura su dei bambini rinchiusi in un orfanotrofio/riformatorio e firmata da Ulrike Meinhof, ai tempi non ancora passata alla lotta armata.
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Il mio amico Eric
di Ken Loach con Eric Cantona, Steve Evets, John Henshaw, Stephanie Bishop, Lucy-Jo Hudson. Gran Bretagna, Italia, Francia, Belgio 2009. Durata 116'
Un impiegato delle Poste britanniche vede la sua vita andare sempre peggio. Ha lasciato da trent'anni Lily, suo unico e vero amore. Ora vive con i due figliastri lasciatigli da una donna che non c'è e con uno dei quali ha un pessimo rapporto. Eric, che cerca di non ricordare il passato, ha un solo rifugio in cui cercare un po' di consolazione: il tifo per il Manchester e la venerazione per quello che nel passato è stato il suo più grande campione, Eric Cantona. Ora però Eric ha un nuovo problema: la figlia che aveva abbandonato ancora in fasce gli chiede il favore di occuparsi per un'ora al giorno della bambina che ha avuto, in modo da poter completare in pochi mesi gli studi. Qualcuno giunge in suo soccorso in modo inatteso e irreale: il suo idolo: Eric Cantona. Ken Loach ha realizzato il film della sua assoluta maturità. Sinora ci aveva regalato delle opere che restano nella storia del cinema tout court e in quella dell'impegno a favore dei meno favoriti nelle nostre società. Lo stile era rigoroso, partecipe, con qualche inserto comico ma con una dominante drammatica. In questa occasione riesce a realizzare una perfetta osmosi tra la commedia e il dramma. Arriva anche a fare di più gestendo l'apparizione onirica della star Cantona in un equilibrio perfetto tra ironia, astrazione e commozione.
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Dieci inverni
di Valerio Mieli con Isabella Ragonese, Michele Riondino, Liuba Zaizeva, Glen Blackall, Sergei Zhigunov. Italia, Russia 2009. Durata 99'
Primo inverno. 1999. Camilla lascia il paese d'origine e si trasferisce a Venezia per frequentare l'università. Sul vaporetto incontra Silvestro: il sorriso chiaro, le idee molto meno. Un po' per fato e un po' per intenzione, il ragazzo perde l'ultima corsa della sera e passa la notte insieme a lei. È l'inizio di un amore che chiederà dieci anni per riconoscersi come tale. In mezzo scorrono l'amicizia, la paura, il dubbio, le impennate di orgoglio, l'incredulità. Per Valerio Mieli, Dieci Inverni è il film del diploma, un rito e un momento di passaggio, un po' come quello dei suoi personaggi, che nel corso del film traghettano (è il caso di dirlo) dalla maturità della convenzione - i diciotto anni - a quella dell'esperienza. È proprio nella vicinanza del regista ai suoi attori, nell'affetto che nutre per loro e che scalda queste inquadrature di ambientazione rigorosamente invernale, che sta il cuore del film, la sua accattivante tenerezza. Gli fa da corpo, attorno, una buona scrittura, in grado di riempire di sostanza i dieci quadri del racconto, di modo che non appaiano mai pretestuosi bensì vari come è varia la vita, senza cercare la stravaganza a tutti i costi, e brillanti nei dialoghi, ispirati allo stesso criterio di naturalezza. Un esordio maturo, che bilancia la frammentazione strutturale della narrazione con un lucido sguardo d'insieme, per cui nell'immagine iniziale di una ragazza che porta una lunga lampada e di un ragazzo con in mano una buffa pianta c'è già un'idea di condivisione inevitabile, di nido da costruire, pezzo per pezzo, coi tempi che la sorte vorrà.
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Brothers
di Jim Sheridan con Natalie Portman, Tobey Maguire, Jake Gyllenhaal, Bailee Madison. USA 2009. Durata 108'
Sam Cahill è un ufficiale in partenza per la sua quarta missione in Afghanistan. Posato e responsabile, è sposato con Grace, ex cheerleader del liceo, ed è padre di due adorabili bambine. Campione nella vita ed eroe in guerra, Sam è il figlio prediletto di Hank, padre suscettibile e veterano del Vietnam legato in seconde nozze con Elsie. I rancori e le frustrazioni del padre ricadono immancabilmente su Tommy, figlio minore e trascurato che ha dissipato il suo potenziale nei boccali di birra e nelle celle delle prigioni. La presunta morte di Sam al fronte costringe Tommy a rivedere e organizzare la sua vita. Deciso a prendersi cura di Grace e delle nipotine, finirà per innamorarsi di lei e per desiderare di appartenere finalmente a qualcuno. Il ritorno improvviso di Sam, sopravvissuto a un incidente e alla prigionia, sconvolgerà gli equilibri familiari costringendo i due fratelli a un confronto diretto. A Tobey Maguire, dolorosamente credibile e allucinato, spetta il ruolo del fratello maggiore e del reduce squilibrato a un passo dal suicidio. Il trauma subito durante la prigionia e le torture inflitte dai talebani scatenano nel capitano Cahill psicosi illogiche. Dopo l'undici settembre tra fronte e patria pare non esserci più un confine e così Sheridan esporta nel mondo civile le esperienze e l'orrore della guerra, combinandole con la meccanica dell'amore, con la fisicità inesprimibile, con gli ingranaggi legati alla sua impossibilità e alla sua irrealizzabilità.
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Baciami ancora
di Gabriele Muccino con Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti. Italia 2010. Durata 140'
Carlo e Giulia si sono amati e odiati e traditi e ora, separati, condividono la figlia Sveva. Giulia ha un nuovo compagno, un attore, mentre Carlo ha tante donne e poco amore. Marco e la moglie hanno inseguito disperatamente il desiderio di un figlio e da quel fantasma si sono lasciati corrodere. Livia ha cresciuto Matteo da sola, Alberto ha perseguito l'indipendenza affettiva, Paolo è passato da una dipendenza ad un'altra. Il ritorno a Roma di Adriano, il padre di Matteo, dopo quasi dieci anni, li riunisce e li riporta alla fontana dei desideri, ma non c'è più acqua: o la si riempie o ci si schianta al suolo. Dieci anni fa, L'Ultimo Bacio irrompeva sulla scena cinematografica italiana proponendosi come uno specchio delle brame e dei tentennamenti dei trentenni. Fedele alla rappresentazione di un milieu borghese, pacificato con se stesso e consapevole, non cerca l'eccezionale ma racconta la norma con un'eccezionalità di tono, non solo vocale. Nel film di Muccino non c'è vera libertà di scelta, si corre e si suda sul tragitto senza sbocco dell'oggi; della famiglia ampliamente intesa, della dinamica amorosa, Muccino racconta il volto esteriore, ne istoria e colora magistralmente la facciata, non si appella agli scherzi del destino o del caso.
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Hachiko - Il tuo migliore amico
di Lasse Hallström con Richard Gere, Joan Allen, Cary-Hiroyuki Tagawa, Sarah Roemer, Jason Alexander. USA 2008. Durata 93'
Hachi è un cucciolo di razza Akita perduto sulla banchina di una stazione da un facchino sbadato. Approdato in America dal lontano Tibet, Hachi è raccolto dall'abbraccio amorevole di Parker Wilson, insegnante di musica ispirato, marito e padre esemplare. Vincendo le resistenze della moglie, Parker lo accoglie nella sua casa e nella sua vita, scandita dai treni, quello delle otto e quello delle cinque. Hachi, deciso a non perdersi un respiro del suo padrone, lo accompagna ogni mattina al binario e lo attende ogni sera nel piazzale della stazione. Un avvenimento traumatico interromperà quel quotidiano (stra)ordinario ma non piegherà la fedeltà di Hachi verso l'impegno preso. Aspettare il ritorno e le carezze di Parker. Fedele nello svolgimento alla vera storia di Hachiko e del suo padrone, accaduta in Giappone nel 1925. Hachi è solo in scena a reggere credibilmente e sorprendentemente il dolore del suo personaggio e il procedere della narrazione. Richard Gere si conferma interprete limpido e appagato di e dentro un cinema che si porge con dolcezza e sentimentalismo allo spettatore.
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Tra le nuvole
di Jason Reitman con George Clooney, vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman. USA 2009. Durata 109'
Ryan Bingham è un uomo affascinante, un abilissimo tagliatore di teste ed è libero come l'aria. Nel cielo, appunto, trascorre la maggior parte del proprio tempo, in trasferte di lavoro, agognando il prestigioso club dei dieci milioni di miglia. Ma qualcosa accade, tra un aereo e l'altro. Nathalie, una ragazzina neolaureata ha convinto il suo capo che viaggiare è dispendioso e si può benissimo licenziare in videoconferenza minacciando di riportare Ryan a terra proprio quando il nostro ha da poco incontrato Alex, una trentenne che pare la sua fotocopia al femminile. Jason Reitman sa creare dei personaggi che non si dimenticano in fretta, fuori dalla norma e sul bordo sdrucciolevole della morale, eppure pieni di naturalezza, grazie alla solidità delle sceneggiature e degli attori che chiama ad incarnarli. Fuori di dubbio è il talento del regista per i dialoghi e il ritratto "senza filtro" delle piccole spietatezze quotidiane, siano esse d'ambientazione scolastica o professionale. Anche qui, Up in the air segna un aumentato bisogno di veridicità e porta in scena un contesto attuale e una ventina di disoccupati veri, mescolati agli attori professionisti, ma non per questo indistinguibili. Una commedia riuscita, intelligente, divertente, attuale, applauditissima al festival di Roma.
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Il riccio
di Mona Achache con Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride. Francia, Italia 2009. Durata 100'
Renée è la portinaia di un elegante palazzo parigino, popolato da ricchezza e vacuità. Introversa e scontrosa, dietro la porta e i vetri della sua "cella", pratica la solitudine e la lettura dei classici. Coltissima concierge, appassionata degli amanti di Tolstoj e delle sorelle di Ozu, Renée ha cinquantaquattro anni, un gatto e un segreto doloroso mai rivelato. L'arrivo in rue Manuel di monsieur Ozu, un ricco giapponese dal cuore nobile, e la disarmante intelligenza di Paloma, figlia dodicenne di genitori ottusi, eluderanno le spine e riveleranno "l'eleganza del riccio". Allo stesso modo, la guardiola di Renée diventerà per Kakuro e Paloma luogo di sospensione e altrove in cui riparare e pescare "un sempre nel mai". Il riccio della debuttante Mona Achache sfida l'immaginario dei lettori, incarnando sullo schermo i personaggi letterari (e amati) di Muriel Barbery e il suo racconto intimo, chiuso in un condominio e in atmosfere di acceso lirismo. La generosità narrativa dell'autrice cede il passo nel film a una sorta di diario intimo simile a quello redatto dalla Paloma letteraria e mutuato in immagini attraverso una vecchia videocamera.
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Il canto delle spose
di Karin Albou con Lizzie Brocheré, Olympe Borval, Najib Oudghiri, Simon Abkarian, Karin Albou. Francia, Tunisia 2008. Durata 100'
Tunisi, novembre 1942. Due adolescenti, Myriam e Nour sono amiche e vicine di casa sin dall'infanzia e condividono ogni segreto. Nour, musulmana, è innamorata di Khaled che il padre non vuole come genero finché non avrà un lavoro. Myriam, ebrea e orfana di padre viene promessa in sposa a Raoul, un medico benestante molto più vecchio di lei ma in grado di sanare i problemi economici familiari. Le due conserveranno una forte solidarietà fino a quando l'occupante tedesco, spalleggiato dai francesi collaborazionisti, non inizierà un'azione di propaganda volta a mettere i musulmani contro gli ebrei. Karin Albou ha già affrontato nella sua opera prima (inedita in Italia) La petite Jérusalem il complesso tema del rapporto tra individui e fede religiosa. Torna ora ad occuparsene con una vicenda ambientata nella Tunisia coinvolta nella Seconda Guerra Mondiale in cui il contesto storico funge da catalizzatore di tensioni che restano però universalmente valide. Perché queste due giovani donne hanno sviluppato una solidarietà così forte che può essere incrinata solo dall'irrompere di ideologie. I corpi femminili assumono una grande espressività in un film che non li esibisce per voyeurismo ma ce li fa "sentire' come soggetti che possono in ogni momento divenire "oggetti' da possedere con l'inganno e il fascino subdolo (Khaled) o con il potere del denaro (Raoul). Ma non si tratta di vetero-femminismo. Albou mostra i lati umani anche dei due protagonisti maschili riservando inoltre al padre di Nour due brevi scene dense di significato.
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Francesca
di Bobby Paunescu con Monica Dean, Doru Boguta, Luminita Gheorghiu, Teodor Corban. Romania 2009. Durata 94'
Bucarest. Francesca è una maestra d'asilo sulla soglia di una decisione importante. Tramite un intermediario ha trovato un lavoro in Italia, come "assistente" di un anziano a Sant'Angelo Lodinese. Avrà, vitto, alloggio e stipendio. Vuole partire, ha i soldi, ma cerca anche l'approvazione dei suoi. Eppure tutti sembrano vedere nell'Italia un pericolo certo, un luogo violento, un finto miraggio. Fa sorridere questo spaccato dei discorsi privati e pubblici sul nostro paese, sembra di passare per un attimo attraverso uno specchio e osservare una realtà simile e contraria. Fa sorridere fino ad un certo punto, Francesca, debutto nel lungometraggio di Bobby Paunescu, perché poi il pericolo affiora davvero ed è molto più vicino del previsto, viene dalla propria gente, con modalità universali, le modalità del ricatto e della violenza. Ben dialogato e recitato, scandito sul tempo reale dei lunghi piani-sequenza e delle inquadrature fisse, il film procede senza mai cadere nella trappola della tesi o del messaggio da gridare al mondo, semplicemente diritto verso una fine sempre più prevedibile ma non per questo evitabile. Il capitale investito ha un nome proprio, Monica Birladeanu: si cala credibilmente nel ruolo di un'ignota trentenne rumena divisa tra i sogni e gli affetti. Il resto è cinema di pochi mezzi ma più che sufficienti, che non si segnala per novità ma si fa apprezzare per lo stile sincero e la leggerezza del tocco, nel maneggiare temi di cui è impossibile negare il peso.
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Lebanon
di Samuel Maoz con Oshri Cohen, Zohar Strauss, Michael Moshonov, Reymond Amsalem. Israele, Germania, Francia, Libano 2009. Durata 90'. VM 14
Vincitore dell' ultima Mostra di Venezia, Lebanon di Maoz Shmulik è la definitiva dimostrazione che il cinema israeliano si sta affermando come uno dei migliori del mondo: forse il migliore in assoluto di questi anni. È un film implacabile, duro e calcolato al millimetro, ma anche pieno di verità: non ti illustra una tesi, preferisce buttarti in faccia le evidenze. Libano, giugno 1982. Un carro armato carico di armi e quattro giovani soldati avanza solitario dentro un villaggio, bombardato e abbattuto dall'Aviazione Militare israeliana. Assi è un comandante che non ha mai comandato, Shmuel un artigliere che non ha mai colpito, Herzl un servente al pezzo che non ha mai caricato una bomba e Yigal un pilota di un carro corazzato che non conosce destinazione. Impressionabili ed inesperti piangono e resistono dentro il "Rinoceronte" sferragliante, contro una guerra che non hanno voluto e un nemico che non vogliono condannare. Smarrita la direzione, mancata la posizione e assediati dalla paura, tenteranno una fuga disperata verso un campo di girasoli e una terra "promessa" (a tutti). Addestrato a vent'anni come artigliere, l'esordiente regista israeliano gira un film di guerra contro la guerra, riuscendo a mantenersi in equilibrio, a governare l'orizzonte del discorso e l'inferno della sua messa in scena, l'alto e il basso, la battaglia e l'annientamento umano.
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The Twilight Saga: New Moon
di Chris Weitz con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner. USA 2009. Durata 130'
Il giorno del suo diciottesimo compleanno Bella entra in crisi, poiché mentre lei è destinata ad invecchiare, Edward, l'innamorato vampiro, rimarrà per sempre un diciassettenne. Incapace di proteggerla dal dolore, il ragazzo lascia la cittadina insieme alla famiglia. Bella, però incapace di dimenticarlo, scopre che può rivederlo in ogni gesto sconsiderato che compie e, come se non bastasse, trova conforto nell'amico Jacob, un licantropo e nemico naturale dei vampiri. New Moon, il secondo capitolo della saga di Twilight, scosta le tende del sipario e si rivela per ciò che è: una rappresentazione dell'amore romantico, l'allestimento di una fiaba, dove Bella è l'eroina contesa e in pericolo costante, Edward il principe vittima di un crudele incantesimo e il "per sempre" è il finale scritto in partenza, non in uno ma in multipli modi.
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Nemico Pubblico - Public Enemies
di Michael Mann con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup, Stephen Dorff. USA 2009. Durata 143'
John Dillinger è un fuorilegge col vizio del baseball, del cinema e delle macchine veloci. A colpi di Thompson e a capo di una gang armata, rapina banche ed estingue i debiti degli americani impoveriti dalla (Grande) Depressione. Le sue fughe rocambolesche e temerarie gettano imbarazzo e sconforto sulle istituzioni e su Edgar Hoover, ambizioso direttore del Bureau of Investigation. Elegante ed impavido, Dillinger ha un proiettile sempre in canna e un cappotto per ogni occasione e per ogni signora, rapinata del suo cuore o rapita dal suo fascino. La sua nemesi, efficiente e laconica, ha il volto e il garbo "gable" di Melvin Purvis, determinato ad accomodarlo sulla sedia elettrica. Decimata la sua compagine di criminali e assediato dalla polizia, Dillinger sceglierà la via fatale (e letale) del cinema. John Dillinger, era un fuorilegge e un esibizionista, abilissimo col mitra, simpaticamente disinvolto e irriverentemente in fuga da banche, celle e carceri: drogato di glamour come gli sbirri in abiti firmati di Miami Vice e testimone delle grandi promesse delle metropoli (automobili, abbigliamento sfarzoso, belle donne, feste in locali di lusso), Dillinger diventa il nuovo eroe solitario di Michael Mann, nemico pubblico che come il suo autore seppe creare una tendenza.
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La doppia ora
di Giuseppe Capotondi con Ksenia Rappoport, Filippo Timi, Antonia Truppo, Gaetano Bruno, Fausto Russo Alesi.Italia 2009. Durata 95'
Sonia è di Lubiana ed è cameriera in un hotel. Guido è stato poliziotto e ora è custode in una villa fuori città. Guido frequenta da qualche tempo gli speed date ed è lì che incontra Sonia. Basta quel primo incontro perché i due provino un'attrazione reciproca che spinge Guido ad invitare Sonia nella villa in assenza del padrone. Lì i due vengono aggrediti da una banda di ladri che svuota la villa. Uno di loro sta per violentare la giovane donna e Guido si getta su di lui per proteggerla? La doppia ora è una scommessa con il pubblico al quale si chiede di 'entrare' nella storia per dipanare, insieme ai protagonisti la vicenda. È un film di sceneggiatura (la menzione al Premio Solinas è lì a testimoniarlo) che sulla tenuta delle concatenazioni dei fatti si gioca tutto. O, meglio, non tutto perché parte della posta è affidata ai due protagonisti. Filippo Timi si conferma come uno degli attori emergenti più completi e offre al suo personaggio le ombre e le luci di una tenerezza che rischia di sprofondare nel dolore mentre Ksenia Rappoport dà a Sonia una fragilità psicologica assolutamente credibile anche quando finirà col sorprendere.
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Cado dalle nubi
di Gennaro Nunziante con Checco Zalone, Dino Abbrescia, Giulia Michelini, Fabio Troiano, Raul Cremona. Italia 2009. Durata 100'
Checco vive in Puglia e coltiva il sogno di fare il musicista neomelodico ma la sua ragazza, Angela, non lo prende sul serio e, stanca del suo disimpegno, lo abbandona. Addolorato, Checco lascia Polignano a mare e va dal cugino a Milano. Qui conosce la bella Marika, figlia di un leghista convinto, alla quale sembra non interessare che come amico, buffone di corte. Affranto, Checco decide allora di tentare il provino per il programma "I want you", che seleziona talenti musicali per la tv. Luca Medici, alias Checco Zalone, come tanti suoi colleghi s'imbarca sul volo che dal piccolo schermo, dal palcoscenico dei comici televisivi, porta al cinema, dentro un film. Con sé non ha una valigia di cartone ma un bagaglio più solido, che resiste al tragitto: un copione estremamente lineare, talora sbrigativo, ma mai volgare, e un gruppo di attori di contorno - su cui svetta Dino Abbrescia - che non si accontentano di offrire una spalla ma creano un piccolo mondo in una stanza.
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Planet 51
In un pianeta lontano dove regnano militari, piomba un giorno un astronauta americano. Gli abitanti del Pianeta 51, terrorizzati da film di fantascienza incentrati sulla figura dell'invasore malvagio e diffidenti dei diversi reagiscono con terrore e ostilità. Solo uno di loro, costretto ad entrare in contatto con l'ospite inatteso, lo scoprirà innocuo e anche un po' fanfarone. Produzione americana e competenze spagnole, Planet 51 è un curioso ibrido dalla testa a stelle e striscie e il corpo iberico. Se infatti la sceneggiatura viene da mamma Dreamworks la regia e tutte le maestranze vengono dalla Spagna che con questo film cerca di proporsi come nuovo polo d'eccellenza per l'animazione europea e discount per le case americane. Il risultato è un film che a scenari e umorismo americano alterna una fisicità europea e qualche gag diversa dal solito.
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Alza la testa
di Alessandro Angelini con Sergio Castellitto, Gabriele Campanelli, Giorgio Colangeli, Anita Kravos, Duccio Camerini. Italia 2009. Durata 86'
Ad Antonio, ex pugile da quattro soldi, rimane solo il figlio Gabriele dopo che la madre li ha abbandonati entrambi. Di giorno lavora in un cantiere navale e di notte allena il figlio che invece di talento per il pugilato ne ha. Il loro è un rapporto di borgata, fiumicinese, fatto di molte urla che rivelano più affetto che rabbia autentica, fatto di imposizioni ignoranti ed esagerate attenzioni. Per Antonio, Gabriele è tutto, mentre per lui cominciano ad esistere anche altre cose oltre il padre e il pugilato. La storia di Antonio Mero, padre di borgata, ignorantissimo e dotato dell'espressione ottusa e quasi vacua che gli dona un bravissimo Castellitto, è di quelle più appassionanti, realmente borgatara e piena di dignità cioè raccontata ad altezza uomo e non dall'alto verso il basso come spesso si vede fare. Antonio è spregevole nelle sue piccolezze e nel suo razzismo ignorante, è un uomo semplice e piccolo coinvolto in un intreccio, uno scenario e alcune dinamiche che lo forzano a mostrare a fatica (e qui ancora bravo Castellitto) il sentimentalismo che si cela dietro la solita brutalità. Emozionante.
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Natale a Beverly Hills
di Neri Parenti con Christian De Sica, Massimo Ghini, Sabrina Ferilli, Paolo Conticini, Emanuele Propizio, Michelle Hunziker. Italia, USA 2009. Durata 120'
Dopo diciassette anni Cristina incontra, per un caso fortuito a Los Angeles, Carlo, il mascalzone che l'aveva abbandonata incinta di sette mesi e che oggi, cinquantenne, vive ancora come un gigolo insieme a una donna molto più vecchia di lui. Cristina non si lascia sfuggire l'occasione di affrontarlo e gli comunica che il figlio Lele ora ha un padre putativo, Aliprando, che si è preso cura di lei e del ragazzo. A loro ha raccontato che il padre naturale è morto, per cui gli ordina di rimanere lontano dalla loro vita. Carlo, che in realtà temeva di essere messo di fronte ai suoi doveri paterni, tira un sospiro di sollievo e fingendosi amareggiato accetta di buon grado...
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A Serious Man
di Joel Coen, Ethan Coen. Con Michael Stuhlbarg, Richard Kind, Fred Melamed, Sari Lennick, Adam Arkin. USA, Gran Bretagna, Francia 2009. Durata 105'
Da qualche parte nel Mid West, 1967. Larry Gopnik è un professore di fisica con poche pretese e molti guai. La moglie gli preferisce il più serio Sy Ableman e vuole un divorzio rituale per (ri)sposarsi nella fede, il figlio fuma spinelli e ascolta i Jefferson Airplane in attesa di celebrare il suo Bar mitzvah, la figlia lava principalmente i capelli e gli ruba il denaro per rifarsi il naso, il fratello russa sul suo divano e redige un diario sul calcolo delle probabilità, uno studente coreano lo corrompe col denaro e lo minaccia di diffamazione, una bella vicina si offre nuda ai raggi del sole e al suo sguardo, un vicino di casa taglia la sua erba sempre meno verde. Travolto da una messe di guai, Larry si rivolge a uno, due e tre rabbini per ascoltare la parola di Hashem e interpretare la sua volontà. In attesa di una cattedra all'Università, dell'esito delle lastre e dell'arrivo dell'uragano, Larry insegue la strada per diventare un mensch, un uomo serio. Come Woody Allen in Radio Days o in Crimini e misfatti, i fratelli Coen rievocano il proprio passato, l'ambiente della comunità ebraica americana, in A Serious Man, film divertente e nero, incantevole e ironico. Satira di usi e costumi ebraici, della particolare ansietà cupa, della religione e solidarietà coatte, del pessimismo oppressivo: eppure, per la finezza e la bravura degli autori, si ride molto.
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La Principessa e il Ranocchio
Film D'animazione. Walt Disney. Regia di Ron Clements. USA 2009.Durata 97'
New Orleans, anni '30. Il principe Naveen è arrivato in città con la speranza di entrare nel fantastico mondo del Jazz, ma il Dottor Facilier, uno stregone vodoo, lo ha trasformato in un ranocchio. Come vuole la tradizione delle fiabe, l'unica sua salvezza è quella di trovare una principessa disposta a baciare un anfibio. La scelta cade su Tiana, una ragazza afroamericana che vive nell'elegante quartiere francese della città e che, dopo l'iniziale rifiuto, acconsente ad aiutare il ranocchio dandogli il bacio che romperà l'incantesimo. Il risultato, però, sarà tutt'altro che quello sperato poiché il ranocchio rimane ranocchio e la principessa viene trasformata a sua volta in una rana. I due si troveranno costretti a vivere loro malgrado un'avventura nelle paludi della Louisiana, alla ricerca di chi potrà effettivamente sciogliere entrambi dall'incantesimo. Dalla tragicomica esperienza, però, Tiana e Naveen conosceranno il valore dell'amicizia e l'incanto di una storia d'amore.
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A Christmas Carol
di Robert Zemeckis con Jim Carrey, Robin Wright Penn, Gary Oldman, Colin Firth, Cary Elwes. Film Fantastico. Walt Disney. Usa 2009. Durata 90'
Il vecchio e avaro strozzino Ebenezer Scrooge non ha alcuna intenzione di condividere le gioie del Natale. Né con il nipote Fred né con il suo dipendente Bob, che riceve uno stipendio da fame e ha una famiglia numerosa, né tantomeno con chi gli chiede sottoscrizioni in favore dei più diseredati. Per lui il Natale è solo un giorno in cui deve pagare Bob che resterà però a casa. La notte della vigilia compare però, terrorizzandolo, il fantasma del suo socio in affari Marley, morto sette anni prima. Marley gli annuncia l'arrivo di tre Spiriti. Uno gli mostrerà i suoi Natali passati, uno quello presente e l'ultimo quello futuro in cui lui sarà morto e nessuno avrà un buon ricordo della sua esistenza. La lezione gli servirà. Utilizzando il Performance capture (una tecnologia che permette di riprendere gli attori con cineprese computerizzate che spaziano a 360° gradi per poi trasformarli in personaggi da animazione) Zemeckis avrebbe potuto prendersi tutte le libertà. Invece si è attenuto con grande fedeltà al testo quasi che, appunto, vi riscontrasse una grande attualità che non abbisognava di adattamenti. Gli Scrooge non mancano nel mondo odierno (anche se magari vanno in palestra e sono eternamente abbronzati) e avrebbero anch'essi bisogno di uno sguardo retrospettivo unito a uno verso il futuro destinati a far loro percepire la fragilità dell'esistenza umana.
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Io & Marilyn
di Leonardo Pieraccioni con Luca Laurenti, Massimo Ceccherini, Leonardo Pieraccioni, Rocco Papaleo, Biagio Izzo. Italia 2009. Durata 96'
Leonardo Pieraccioni è Gualtiero Marchesi, un uomo che vive riparando piscine, dividendosi tra la sua ex-moglie (Barbara Tabita) che lo ha lasciato per un domatore di circo stile (Biagio Izzo), e i due amici gay (Massimo Ceccherini e Luca Laurenti) che gestiscono una pasticceria. Durante una seduta spiritica, i due amici vorrebbero chiamare Freddy Mercury, ma Gualtiero invoca Marilyn, che comparirà nella sua cucina, ma sarà solo lui a vederla e sentirla? e qui cominceranno i guai. C'è solo un amico (Rocco Papaleo) che crede all'incredibile visione, e uno psichiatra (Francesco Guccini, ormai presenza fissa negli ultimi film di Pieraccioni) che proveranno ad aiutarlo. Sceneggiatura approvata dalla Fondazione Strasberg, che cura i diritti d'immagine della Monroe, "il film - dice Pieraccioni - ha suscitato grande interesse negli Usa, vedremo se riusciremo a venderlo anche lì. Devo ringraziare Suzie Kennedy, perché nessuno come lei conosce Marilyn, fin nei più piccoli dettagli: dalle pause alle pieghe del celebre vestito bianco". Tema portante, accanto a Marilyn, è "la satira sulla famiglia allargata: arrivato a 44 anni, ho deciso di raccontare ciò che vive il 70% dei miei amici, che, come dice mia madre, sono tutti "riaccompagnati"
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Basta che funzioni
di Woody Allen con Ed Begley jr, Patricia Clarkson, Larry David, Conleth Hill, Michael McKean. USA, Francia 2009. Durata 92’.
Boris Yelnikoff, un tempo fisico di fama mondiale ed ora uomo anziano che ha già fallito un tentato suicidio, è in lotta con il mondo. Non c'è nulla che consideri positivo e anche le lezioni di scacchi che impartisce a giovani allievi divengono un'occasione di scontro. Finché, un giorno, non incappa in Melody, una giovane miss di provincia che è fuggita nella Grande Mela e dorme in strada. Il burbero Boris cede alle sue richieste e acconsente ad ospitarla per una notte che si trasformerà in mesi sino a divenire un matrimonio. Ma non tutto potrà proseguire pacificamente perché Marietta, la frustrata madre di Melody, riesce a rintracciare la figlia. E non è per nulla contenta di quelle nozze. Mettendo da parte la falsa modestia che ha sempre fatto da velo tra lui e il suo essere un intellettuale a tutto campo, Allen ammette di essere un genio perché non ha una visione limitata della realtà. Lo fa in un film in cui la sceneggiatura è di una precisione millimetrica e nel quale, ancora una volta, le battute che vorresti mandare a memoria sono decine e decine.
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Fame - Saranno famosi
di Kevin Tancharoen con Naturi Naughton, Collins Pennie, Kay Panabaker, Asher Book, Kherington Payne, Walter Perez. USA 2009. Durata 120’.
New York. La High School of Performing Arts accoglie giovani artisti di talento - musicisti, attori e ballerini - che aspirano ad intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo. In un'atmosfera pregna di ambizione, competizione e disciplina, i ragazzi impareranno, con impegno e abnegazione, cosa vuol dire essere dei veri artisti ma anche il valore dell'amicizia e dell'amore. Sono passati trent'anni da quando Alan Parker, su sceneggiatura di Christopher Gore e musiche di Michael Gore, decise di infrangere i sogni aurei del musical americano in quel che restava delle inquietudini giovanili della New Hollywood e della realtà suburbana della New York descritta da Scorsese e Schlesinger. Trent'anni in cui quel processo di commercializzazione e capitalizzazione delle ambizioni artistiche avviatosi proprio negli anni del film, ha trovato pieno compimento rendendo l'ambizione alla fama quanto mai estesa e liquida. Il nuovo Fame – Saranno famosi aggiorna all'era dei baby divi e dei vari American Idol il culto del film di Alan Parker, non tenendo a mente che il brand ha sviluppato nel tempo una costellazione di ufficiali e ufficiose declinazioni verso il teatro, il serial e il reality.
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Il grande sogno
di Michele Placido con Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Luca Argentero, Massimo Popolizio, Alessandra Acciai. Italia, Francia 2009. Durata 101’.
Nicola è un giovane poliziotto che ama il teatro e vorrebbe diventare attore. Laura è una studentessa universitaria di matrice cattolica pronta a lottare contro l'ingiustizia. Libero è un leader del movimento studentesco. Gli anni sono quelli che precedono, attraversano e seguono il 1968 e i suoi rivolgimenti. Nicola, infiltrato dai suoi superiori nel movimento, si innamorerà di Laura e cercherà anche di comprendere un mondo che gli è al contempo congeniale e lontano. Anche se i paragoni sono sempre azzardati non si può non pensare a La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana in cui, quasi rileggendo uno degli slogan dell'epoca, il privato si faceva politico e viceversa. Qui è come se ci fossero due film in uno. L'uno narra delle vicende amorose di Nicola, Laura e Libero e l'altro delinea un ritratto di quegli anni esplorato con uno sguardo forse inconsciamente unilaterale. Uno sguardo che, e in questo Placido è scopertamente sincero, è ancora quello del poliziotto Michele che osserva, senza davvero comprenderlo fino in fondo, un tentativo di cambiare il mondo per lui tanto confuso quanto in fondo velleitario perché dai sogni ci si risveglia.
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La custode di mia sorella
di Nick Cassavetes con Cameron Diaz, Abigail Breslin, Alec Baldwin, Jason Patric, Sofia Vassilieva. USA 2009. Durata 109’. VM 14
Kate Fitzgerald è un'adolescente innamorata della vita e colpita a pochi anni da una forma aggressiva di leucemia. La sua famiglia, partecipe e protettiva, combatte da sempre la sua battaglia. Sara, la madre, ha abbandonato lavoro e carriera per garantirle cure e sostegno, Brian, il padre, veglia sulla famiglia e cerca come può di contenere il dolore della figlia e l'ostinata determinazione della moglie davanti alla malattia, Jesse, figlio maggiore, è un ragazzo introverso e suo malgrado defilato, Anna, figlia minore, ha undici anni ed è stata concepita in provetta per "riparare" la patologia progressiva della sorella maggiore. Provata emotivamente e sfinita dal disinteresse della madre, sempre troppo concentrata su Kate, Anna denuncia i genitori e chiede l'emancipazione medica e i diritti sul proprio corpo. Il processo li dividerà fino a riunirli. Nick Cassavetes si riconferma regista "strappalacrime".
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Bastardi senza gloria
di Quentin Tarantino con Brad Pitt, Eli Roth, Michael Fassbender, Christoph Waltz, Diane Kruger. USA, Germania 2009. Durata 160’.
Primo anno dell'occupazione tedesca in Francia. Il Colonnello delle SS Hans Landa, dopo un lungo e mellifluo interrogatorio, decima l'ultima famiglia ebrea sopravvissuta in una località di campagna. La giovane Shosanna riesce però a fuggire. Diventerà proprietaria di una sala cinematografica in cui confluirà un doppio tentativo di eliminare tutte le alte sfere del nazismo, Hitler compreso. Infatti, al piano messo in atto artigianalmente dalla ragazza se ne somma uno più complesso. Ad organizzarlo è un gruppo di ebrei americani guidati dal tenente Aldo Raine i quali non si fermano dinanzi a niente pur di far pagare ai nazisti le loro colpe. Quentin Tarantino colpisce ancora. La sua passione per il cinema di genere, unita al piacere di raccontare storie, lo porta a riscrivere la Storia ufficiale con un attentato a Hitler collocato nell'unico luogo in cui il regista americano può pensare si possa attuare una giustizia degna di questo nome: una sala cinematografica. È solo al cinema che i cattivi muiono quando devono e gli eroi si sacrificano o trionfano. È cinema puro quello che Tarantino porta sullo schermo, come biglietto da visita di Bastardi senza gloria nella prima mezzora. I tempi, i dialoghi, la tensione, l'ironia giocata sul versante delle lingue differenti ne fanno un piccolo/grande gioiello i cui riferimenti vanno ampiamente al di là dei referenti classici dichiarati quali Sergio Leone e lo spaghetti western.
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G-force - Superspie in missione
di Hoyt Yeatman con Bill Nighy, Will Arnett, Zach Galifianakis, Kelli Garner. USA 2009. Durata 89’.
Una delle più grandi multinazionali del mondo che produce elettrodomestici posseduti da almeno la metà della popolazione ha inserito in ognuno dei suoi prodotti un chip malefico che, se attivato, porta le macchine a ribellarsi ai propri padroni coordinandosi tra loro. Il piano per la conquista del mondo è ignorato da tutti tranne che dalla G-Force, una squadra speciale che opera al di fuori delle autorizzazioni governative sebbene finanziata da esse, e che è sostanzialmente composta da porcellini d'India altamente addestrati e altamente dotati tecnologicamente più una talpa che fa da mago dei computer. Un complottismo facile facile (le multinazionali sono cattive e tramano contro l'umanità) e una serie di colpi di scena abbastanza prevedibili fungono da pretesto per un film che come spesso accade per le opere prodotte da Jerry Bruckheimer ha nella confezione la sua parte più interessante.
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Funny People
di Judd Apatow con Adam Sandler, Seth Rogen, Leslie Mann, Eric Bana, Jonah Hill. USA 2009. Durata 145’.
George Simmons ha tutto ciò che si può ottenere dal successo. Il pubblico lo ama sia come stand up comedian che come star cinematografica, vive in una villa sul Pacifico, ha un aereo privato. Però non ha amici, ha solo fans. Un giorno poi arriva la notizia che gli cambia la vita: soffre di una forma di leucemia che gli lascia poco tempo da vivere. Desideroso di non trascorrere da solo gli ultimi giorni si sceglie come assistente Ira, un spirante comico che va a vivere con lui. Ira scrive testi che George utilizza in quelle che considera come le sue ultime esibizioni ma non tutto è facile. Le paure dell'attore si fanno sempre più evidenti così come la sua arroganza che non manca di manifestarsi anche nei confronti di Ira. Finché non succede qualcosa di inatteso…Il miglior sceneggiatore, regista, produttore di commedie degli ultimi anni, Judd Apatow, fa un passo in più. In Funny people dosa con ammirevole sapienza umorismo e dramma, compiendo l' itinerario opposto rispetto a quasi tutti i film americani contemporanei: parte dal drammatico e arriva al comico poi, al posto del solito finale consolatorio, mette la parola fine su quello che - per il protagonista - potrebbe essere l' inizio di una nuova vita.
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Baarìa
di Giuseppe Tornatore con Francesco Scianna, Margareth Madè, Nicole Grimaudo, Angela Molina, Lina Sastri, Ficarra & Picone, Luigi Lo Cascio, Monica Bellucci,Laura Chiatti, Raoul Bova. Italia, Francia 2009. Durata 162’.
La storia di una famiglia siciliana che prende le mosse dal ventennio fascista in cui Cicco, sin da bambino apertamente contestatore, è un pastore che ha la passione per la letteratura epica. Suo figlio Peppino, cresciuto durante la guerra, entrerà nelle file del Partito Comunista divenendone un esponente di spicco sul piano locale e riuscendo a sposare, nonostante la più assoluta opposizione della famiglia di lei, Mannina che diventerà madre dei loro numerosi figli che saranno comunque considerati da alcuni sempre e comunque ‘figli del comunista'. Tornatore riprende a narrare della terra che ama, la Sicilia, e lo fa con un affresco collettivo che abbraccia numerosi decenni della storia del secolo scorso. Lo fa con quel piglio che a tratti travalica nell'enfasi che ormai gli è proprio quando torna cinematograficamente a varcare lo Stretto di Messina. Oggi ben pochi sembrano accorgersi della perdita della conoscenza di un passato recente in cui umiliazioni, lotte e parziali vittorie lasciavano segni profondi nella collettività. Segni che, come l'affresco sulla volta della chiesa, 'dovevano' essere cancellati. Ma ciò che al regista sembra premere ancor di più è il mostrare come il retaggio di un passato di tradizioni ormai incancrenite nella società non sia stato ancora superato nella realtà sociale siciliana e non solo. Un affresco corale sulla memoria collettiva che diventa un omaggio al cinema del passato.
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La ragazza che giocava con il fuoco
di Daniel Alfredson con Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Per Oscarsson, Lena Endre, Annika Hallin. Svezia 2009. Durata 129’. VM 14
Mikael Blomkvist è tornato alla guida della rivista Millennium ed è pronto a pubblicare un numero speciale sulla piaga del trafficking, la tratta delle donne dall'Est Europa per scopi di sfruttamento sessuale. Grazie al lavoro coraggioso di un giovane collaboratore e della sua compagna, sta per fare nomi e cognomi, senza badare alla posizione sociale dei malcapitati. Ma un triplice omicidio riscrive le sue priorità, poiché la principale sospettata altri non è che Lisbeth Salander, la donna che odia gli uomini che odiano le donne, la donna che Mikael, il seduttore, non si toglie dalla testa. Convinto della sua innocenza, Blomkvist cerca di arrivare a lei prima della polizia e di un terribile gigante biondo, che marca la linea di collegamento tra il male politico e il male privato, nascosto nel passato personale di Lisbeth. Cambio alla regia per il secondo capitolo della trilogia tratta dal caso editoriale di Stieg Larsson. A Daniel Alfredson il materiale non manca, dal conflitto letteralmente di sangue tra padre e figlia, alla tensione erotica dell'indagine parallela dei due protagonisti che riescono a non incontrarsi fino all'ultimo respiro, all'intreccio propriamente poliziesco, che sfrutta la vicinanza geografica col mitico ex impero sovietico e i suoi bui segreti. I lettori lo sanno bene, che la materia scritta in questione è cibo per golosi. Il film non ha tradito il libro, nonostante ne asciughi considerevolmente la trama: per questo capitolo la curiosità si concerta sulla capacità di tenere alta l'attenzione dello spettatore nonostante la trama sia più o meno nota (per chi ha letto il libro) o abbastanza prevedibile (per chi ha fatto tesoro delle «anticipazioni» disseminate nel primo film).
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Ombre rosse
di Francesco Maselli con Roberto Herlitzka, Valentina Carnelutti, Lucia Poli, Luca Lionello, Flavio Parent, Ennio Fantastichini. Italia 2008. Durata 91’
Il famoso letterato e intellettuale Siniscalchi viene invitato a rendersi conto dell'attività di un Centro Sociale Giovanile che opera su più fronti che vanno dall'espressione artistica all'offrire temporaneamente un tetto a chi non ce l'ha. Al termine della visita che lo ha particolarmente colpito si lascia andare a una breve intervista in cui, citando André Malraux, afferma l'importanza di ricreare delle Case della Cultura. Quel Centro Sociale potrebbe esserne il primo esempio. La notizia fa il giro d'Europa e attrae l'interesse di un importante architetto ‘di sinistra' nonché di politici che sono pronti a sostenere il progetto. Siamo negli anni dell'ultimo Governo Prodi. Quelli che sono più perplessi, tra depressioni ed esaltazioni, sono proprio i giovani del Centro Sociale. I quali, quando i progetti cominciano a concretizzarsi e il potere del denaro comincia a farsi sempre più opprimente, finiscono con il dividersi. Quello che Maselli ci propone è un mondo ideale, una sorta di convento laico (non a caso assistono agli spettacoli anche suore 'di sinistra') in cui non circola neppure uno spinello e in cui le fanciulle sono tutte attraenti.
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Racconti dell'età dell'oro
di Hanno Höfer, Cristian Mungiu, Constantin Popescu, Ioana Uricaru, Razvan Marculescu. Con Alexandru Potocean, Teodor Corban, Emanuel Parvu, Avram Birau. Romania, Francia 2009. Durata 100’.
Storie di vita ordinaria in Romania sotto il regime comunista di Ceausescu. La visita dell'ispettore, la fotografia del leader da ritoccare, un maiale consegnato erroneamente vivo da tagliare, l'imbottigliamento dell'aria: cinque leggende urbane bizzarre, ridicole, commoventi. Sono I racconti dell'età dell'oro, quegli ultimi quindici anni di dittatura che hanno visto il paese in ginocchio per la fame e la povertà. Film collettivo alla maniera della commedia all'italiana degli anni di Risi e Monicelli, concepito collettivamente e non a staffetta, vede alla guida Cristian Mungiu. Lirico all'esordio, grottesco in materia di comunicazioni di massa, poi comico e surreale, l'umorismo della disperazione prende di mira l'obbedienza cieca, le acrobazie di un popolo che s'impone di soddisfare le richieste più arbitrarie e teme l'assurdo. Il neorealismo è un modello presente: le operette di Mungiu e colleghi cercano il riso; sembrano dire “non eravamo cattivi, solo un po' scemi, e ci alimentavamo a vicenda”; sono curate e talvolta furbette. Eppure riescono a ridisegnare un mondo, mettendo in scena generazioni diverse e differenti reazioni, plaudendo in silenzio alla sana ironia dei giovani e scuotendo talvolta troppo affettuosamente la testa rispetto alla follia dei vecchi.
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Up
Film d’animazione. Regia di Pete Docter, Bob Peterson. USA 2009. Walt Disney. Durata 104’.
L’utrasettantenne Carl sogna da sempre di girare il mondo, che ha visto solo al cinema. Decide di esplorare l’America del Sud a bordo della propria casa, sollevata in aria da migliaia di palloncini. Dopo Wall-E pareva impossibile che la Disney potesse restare su livelli di pura meraviglia visiva, narrativa, cinematografica. Up, invece, è un altro capolavoro che pone i semi anche per una svolta “adulta” del colosso Usa. Forse era dai tempi di Bambi che un cartoon occidentale non raccontava una morte,a inizio film, in maniera così sofferta e poetica. Non a caso tra gli autori del soggetto figura Tom McCarthy, regista dell’Ospite inatteso, mentre la casa che vola (20.622 palloncini digitali) omaggia il castello errante di Howl di Miyazaki. Sussiste la possibilità che Up piaccia più agli adulti che ai bambini i quali dovranno attendere l'arrivo del solerte e tondeggiante Giovane Esploratore per avviare il necessario processo di identificazione nell'avventura. Fino ad allora ci viene narrata la tenera e delicata storia di un venditore di palloncini con la passione per l'avventura condivisa da un'amica e poi compagna per la vita. Per la prima volta un film di animazione ha aperto, fuori concorso, il Festival di Cannes.
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The Informant!
di Steven Soderbergh con Matt Damon, Scott Bakula, Joel McHale, Melanie Lynskey, Frank Welker. USA 2009. Durata 108’
Biochimico aspirante manager aziendale alla Archer Daniels Midland (ADM), multinazionale dell'industria agroalimentare, Mark Whitacre scopre l'esistenza di un accordo fraudolento sul controllo dei prezzi progettato dalla dirigenza per cui lavora. Mosso dal desiderio di diventare un eroe nazionale e ricevere una promozione, decide di collaborare con l'FBI per ottenere le prove del crimine e mandare in galera i superiori. In breve si trasforma in un agente segreto dotato di registratore e microfono, mette in crisi gli accordi 'mafiosi' tra i principali internazionali, portando alla luce tutti gli imbrogli del passato. O meglio, quasi tutti. Quando il caso sembra essere risolto, Whitacre cade in un delirio di bugie ed invenzioni che cominciano a far vacillare le sue 'oneste' dichiarazioni. Tratto dall'omonimo libro di Kurt Eichenwald, il film percorre le tappe di una storia vera che l'eclettico regista, dopo la parentesi ambiziosa dell'omaggio a Che Guevara, decide di rappresentare con leggerezza e ironia. Abbandona la durezza del cinema d'inchiesta del passato (Erin Brockovich e Traffic) e unisce due stili narrativi classici e ben codificati, il procedural drama e la commedia nera. La parte più comica è sorretta dall'esilarante Matt Damon, nascosto dietro baffi e occhiali da nerd informatico e una pancetta appesantita da impiegato 'qualunque'. Come l'attore risulta irriconoscibile, anche l'identità di Whitacre fatica a uscire dal vortice di bugie e fantasie nel quale è stata inghiottita.
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Fa' la cosa sbagliata
di Jonathan Levine con Ben Kingsley, Josh Peck, Famke Janssen, Olivia Thirlby, Mary-Kate Olsen. USA 2008. Durata 100' V.M. 14
Vincitore del premio del pubblico al Sundance Film Festival 2008
New York, 1994: una città in cui pulsa il movimento hip hop, una città il cui sindaco Rudy Giuliani, sta utilizzando metodi controversi per affrontare il problema del crimine e dei senza tetto. Proprio come la loro città, Luke e il dottor Squires devono risolvere i loro problemi. Luke pensa di avere tendenze suicide, si lamenta della sua scarsa popolarità a scuola e del fatto che la sua famiglia sia sull'orlo dello sfratto. Il dottor Squires e sua moglie, una dipendente da terapia di recupero, si sopportano a mala pena. Quando Luke individua la propria salvezza nelle medicine, il dottor Squires lo rimprovera: "Non cercare la soluzione rapida. L'intera città vuole una soluzione rapida." Nel tentativo di aiutarsi l'un l'altro a trovare la felicità, Luke e il dottor Squires, scoprono di avere uno scopo in comune: fare sesso. Questa ricerca li porterà da un quartiere all'altro, dove incontreranno vari "soci in affari" di Luke: tra questi una fatina dai capelli rasta e una tastierista new wave ex "one-hit wonder". Ma le attenzioni di Luke finiranno per cadere sulla figliastra del dottor Squires, Stephanie, cosa che manderà completamente fuori di testa il già fragile dottore.
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Alieni in soffitta
di John Schultz con Ashley Tisdale, Robert Hoffmann, Kevin Nealon, Doris Roberts, Tim Meadows. USA, Canada 2009. Durata 86'
Il mondo é minacciato dall'invasione di una razza aliena, che, con le loro armi che gli permettono di controllare la mente, hanno intenzione di controllare tutto il mondo. I piccoli Tom e Jake, insieme ad altri loro amici, scoprono che queste armi non hanno alcun effetto sui giovani come loro, ma solo sugli adulti. Capiranno, allora, che la salvezza del mondo e della specie umana sta tutta nelle loro mani, e si daranno da fare? Alieni in soffitta è un film fresco e divertente; dietro a una storia semplice, viene organizzata una specie di battaglia per la Terra in miniatura giocata interamente tra le pareti di una villa di campagna. Le scene d'azione si susseguono in maniera incalzante lasciando molto spazio all'umorismo.
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Una notte da leoni
di Todd Phillips con Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Heather Graham, Justin Bartha. USA 2009. Durata 100'
Il gruppo di amici trentenni arrivati a Las Vegas per festeggiare con una notte esagerata l'addio al celibato di uno di loro, si sveglia al mattino nella suite del Caesars Palace. Bruciori di stomaco, conati di vomito, mal di testa. Sul divano c'è un neonato sconosciuto con gli occhiali da sole. In bagno c'è una tigre di cattivo umore. Loro non ricordano nulla, il futuro sposo è scomparso. Ritrovarlo e ricostruire le ore smarrite sono i doveri immediati e faticosi dei protagonisti di una delle commedie più divertenti dell'estate, arricchita da molte belle canzoni. Ci vuole poco per capire che Una notte da leoni è una promessa di divertimento demenziale lunga 100 minuti. Da quella colonna sonora che si spende quattro canzoni di livello nel primo quarto d'ora (naturalmente in testa ci mette Elvis Presley, l'ultimo re) alle facce dei quattro moschettieri protagonisti che più diversi e complementari non potrebbero essere. La trama è un pretesto perché tutti possano esprimere il proprio talento al meglio, sia pure in condizioni proibitive: un addio al celibato lungo una gita tra amici per la pelle, uniti dagli anni passati insieme, da un cameratismo infantile e forse proprio dal sogno proibito di folleggiare a Las Vegas prima di diventare davvero adulti.
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Ricatto d'amore
di Anne Fletcher con Sandra Bullock, Ryan Reynolds, Betty White, Craig T. Nelson, Malin Akerman. USA 2009. Durata 107'
Quando la potentissima dirigente editoriale Margaret rischia di essere deportata nella sua terra natale, il Canada, questa brillante professionista dichiara di essere fidanzata con il suo assistente Andrew, che non sospetta nulla e che lei ha tormentato per anni. Lui accetta di partecipare all'imbroglio, ma pone delle condizioni. L'improbabile coppia si dirige allora in Alaska per incontrare la bizzarra famiglia dell'assistente e questa donna metropolitana sempre in controllo si ritrova in tante situazioni in cui risulta un pesce fuor d'acqua. Con un imminente matrimonio in vista e un ufficiale del servizio immigrazione alle calcagna, Margaret e Andrew giurano con riluttanza di rimanere fedeli al piano, nonostante le conseguenze imprevedibili che potrebbe avere.
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Chéri
di Stephen Frears con Michelle Pfeiffer, Kathy Bates, Rupert Friend, Felicity Jones, Iben Hjejle. Gran Bretagna, Germania 2009. Durata 100'
Parigi. Inizio del Ventesimo secolo. Le arti dominano la vita sempre più intensa della capitale francese. Uno degli elementi catalizzatori delle nuove energie sono (come peraltro in passato) le cosiddette cortigiane. Prostitute di alto livello, partecipano della vita delle classi più elevate. Tra di loro ha un ruolo particolare Léa che, ancora assolutamente attraente, si è ritìrata a vita privata senza alcun rimpianto. Un giorno Madame Peloux, un tempo seducente collega e ora donna priva di fascino, le presenta il figlio che non sembra avere altro nome se non l'appellativo materno "Cherie". Il giovane è inesperto e Léa dovrebbe, per così dire, 'svezzarlo'. Ma lo svezzamento si trasforma in una relazione che dura sei anni.
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G.I.Joe - La Nascita dei Cobra
di Stephen Sommers con Adewale Akinnuoye-Agbaje, Christopher Eccleston, Joseph Gordon-Levitt, Byung-hun Lee. USA 2009. Durata 107'
La super squadra di G.I. Joe utilizza la più sofisticata attrezzatura spionistica e militare per combattere il corrotto trafficante di armi Destro e la crescente minaccia costituita dalla misteriosa organizzazione Cobra, evitando che il mondo sprofondi in un caos devastante. Alcuni film, nascono senza la pretesa di diventare capolavori del cinema, ma con l'unico obiettivo di divertire lo spettatore per quelle due ore, in cui dovrà calarsi completamente nella storia e immedesimarsi nei personaggi sognando grandi avventure. G.I. Joe - La nascita dei Cobra, è un blockbuster classico, un chiaro esempio di lavoro ben svolto, sia dal punto di vista narrativo che registico, con Stephen Sommers, che si riconferma eccellente alla regia di un action movie. Anche il cast risulta essere ben amalgamato, e ben funzionante sul grande schermo. Una pellicola davvero piacevole, che tiene 'incollati' allo schermo dal primo all'ultimo minuto.
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Gran Torino
di Clint Eastwood con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Austin Douglas Smith, Christopher Carley. USA, 2008. Durata 116'
David di Donatello 2009 come Miglior Film Straniero.
Walt Kowalski ha perso la moglie e la presenza dei figli con le relative famiglie, al funerale non gli è di alcun conforto. Così come non gli è gradita l'insistenza con cui il giovane parroco cerca di convincerlo a confessarsi. Walt è un veterano della guerra in Corea e non sopporta di avere, nell'abitazione a fianco, una famiglia di asiatici di etnia Hmong. Le uniche sue passioni, oltre alla birra, sono il suo cane e un'auto modello Gran Torino che viene sottoposta a continua manutenzione. La sua vita cambia il giorno in cui il giovane vicino Thao, spinto dalla gang capeggiata dal cugino Spider, si introduce nel suo garage avendo come mira l'auto. Walt lo fa fuggire ma di lì a poco tempo assisterà a una violenta irruzione dei membri della gang con inatteso sconfinamento nella sua proprietà. In quell'occasione sottrarrà Thao alla violenza del branco ottenendo la riconoscenza della sua famiglia. Clint Eastwood non smette mai di stupirci: ci immerge ora nel privato di un uomo che ha fatto dell'astio nei confronti dei diversi da sé (siano essi asiatici, neri o più semplicemente giovani) la sua ragione di vita. Saranno però i giovani 'diversi' (Thao e sua sorella Sue) ad aprire una breccia nelle sue difese. Hanno l'età dei detestati nipoti ma, a differenza di loro, hanno saputo conservare dei valori che l'Occidente non si è limitato a dimenticare ma ha addirittura rovesciato. Eastwood non è un regista che assembla ruoli per cinefilia compiaciuta o per autoesaltazione: lo schermo suona, quando gira Eastwood. Un ritmo lento, nostalgico, con refrain appassionati e struggenti che sfumano verso il finale, lasciandoti addosso tracce di verità e di sublime. Una partitura che il regista ormai esegue ad occhi chiusi e che noi ci godiamo ogni volta, ogni volta meglio, ogni volta di più.
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I love Radio Rock
di Richard Curtis con Philip Seymour Hoffman, Bill Nighy, Rhys Ifans, Nick Frost, Kenneth Branagh. Gran Bretagna, 2009. Durata: 135'
A metà anni '60, nella rigida Inghilterra che si stava risvegliando grazie alla Swinging London, i neo denominati teenager trovavano una scappatoia dalla severa realtà ascoltando le radio pirata che, a differenza della BBC, trasmettevano canzoni rock e pop ventiquattro ore al giorno. Spaventato dall'influenza che quella musica ribelle e trasgressiva poteva avere sui giovani e giovanissimi, l'austero ministro Dormandy decide di avviare una personalissima battaglia per farle chiudere e affida a Twatt l'onere di trovare un cavillo legale che possa servire al suo scopo. Nel frattempo, al largo del Mare del Nord, gli otto dj "ricercati" capitanati da Quentin, accolgono il figlioccio del capo Carl che è appena stato espulso da scuola. A bordo della nave di Radio Rock Carl scoprirà i valori dell'amicizia e dell'amore e diventerà grande. La musica è il motore dell'azione di I Love Radio Rock, la brillante e ispirata commedia di Richard Curtis che ripercorre un'epoca di forte contrasto politico-sociale, esaminando da una parte il rigore dei colletti bianchi e dall'altra la voglia di libertà dei giovani. Negli anni in cui la radio rappresentava un momento di raccoglimento collettivo, l'americano Conte (Philip Seymour Hoffman) e il suo rivale inglese Gavin (Rhys Ifans) - "pirati" che vivevano letteralmente per la musica - facevano sognare gli ascoltatori con le loro storie personali e tanto rock'n'roll.
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